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martedì, giugno 30
Gnik gnik gnik!!! e' l'urlo di guerra dell'estate...
Che poi io pensavo proprio di rilassarmi un pochino. Poco. E invece la cosa mi ha preso la mano, e con la cosa che mi ha preso la mano, mi sono un po’ eclissata. Va a capire perche’. Ma tanto non manco a nessuno, io. Che per i contenuti che ci sono qua sopra, si potrebbe anche chiudere i battenti. Infatti.
E comunque, ci sarebbero un mucchio di cose che potrei dire, scrivere. E invece no, che sono diventata stitica di cervello, e mi tengo tutto per me. L’unica cosa bellissima e di notevole, e’ che ho trovato nostrosignoreGesu’ dentro al caffe’.
Ora, non so se questa cosa mi rendera’ famosissima o mi fara’ chiudere il blog. Ma potrebbe anche essere che succedono tutte e due. E allora.
Ecco. Che io dimostro sempre quello che sostengo, ci ho la mentalità scientifica. E vorrei ben vedere.

la foto e' tratta dal sito de 'La republica', qui.

postato da: Morganalarossa | 12:44
| questo lho fatto io, fotostrega® | commenti (3)
venerdì, maggio 22
Fatevi ricoprire d’ammore, dai, dai!

Lo dico: qui, questo uicchen voglio solo pensare a me. Insomma, al mio culo.
No, forse quello no, che essendo lui bellissimo c’e’ gia’ chi ci pensa abbastanza. Insomma, l’unico desiderio e’ di stare molla molla a fare niente, guardare L’uomo che cucina per me, che mi sorride sempre disponibile e dice sempre e solo si’. Avete capito, voglio dormire per quarant’otto ore filate, e possibilmente sognare. Ecco.
Che poi in verita’ non ho solo voglia di amore maschileeumano, no, questo fine settimana ho anche tanta voglia di godermi l’amore gattino. Per dire.
Che io ho due barbagianni che fanno piu’ peli in casa che la parrucchiera in fase di tosatura. Ecco.
Pero’ sono sempre tanto carini. E quando e’ inverno dormono attaccati alla stufa, che non so come faccio a non sentire odore di pollo bruciato, che aleggia per casa. E ora, che c’e’ un caldo umido, soffocante, ecco. Mi vengono a sdraiarsi belli lunghi lunghi addosso. No, voglio dire.
Pero’ questa volta me lo sono ripromesso: ho solo voglia di essere spensierata, di sentirmi tanto figlia dei fiori. Che poi a me basta uscire e rotolarmi nell’erba, che cosi’ mi rende anche meglio la similitudine. Comunque..
Speriamo di passare il fine settimana con poche strisce, sui brandelli di pelle.
Infatti.
postato da: Morganalarossa | 13:47
| a come amore, i gatti sono pazzi | commenti (10)
mercoledì, maggio 13
Grazie alla mamma che m'ha fatta...

Che poi stai via un po’ di tempo, e succedono delle cose.
Che poi, mi sono anche un po’ rotta di iniziare sempre con questo panfrutto di ‘che poi’. Eh belin!
Ma insomma. E’ che ci sono gli alti e bassi. Piu’ bassi. Che poi (maremma!), a una certa eta’ non e’ che ti riprendi velocemente. No, Perche’ alla fine se e’ daun l’umore, si abbassa anche la sogliola di salute. Che infatti si dice anche ‘ci hai gli occhi da pesce, stai mica bene’. Appunto.
Ed e li’ che succede. Tante piccole (ma mica tanto piccole) cose, che ti fanno domandare “ma cosa ho di tanto speciale, che persone cosi’ belle mi vogliono bene? Che ho fatto?”. Gridi al miracolo.
Gia’, perche’ esiste una cosa bella, che si chiamano Amici.
E non ha niente a che fare (maremma carpiata) con un programma tivvu’.
E li tratti anche male, tu, gli amici. Perche’ sei uno di quei caratteri di melma, che appena hanno un ciglio che tira si chiudono a riccio e non parlano piu’, e non vogliono avere nessuno intorno. Che no, voglio dire, a un’amico cosi’ scontroso – seppur genovese, che quindi che ha nel dna la ‘ricciaggine’ – non e’ che si riesca facile voler bene, eh. E invece.
Tu ti stringi bene bene, con tutti gli aghi ben protesi all’esterno, e gli Amici riescono comunque a far arrivare la loro presenza.
E tu? Non ti resta che sentire il calore di quella carezza. Accoglierla come un dono, quale e’. E ti senti sciogliere. E abbassi le spine.
Ti chiedi come sia possibile che esista al mondo chi ti sa abbracciare cosi’ forte, anche quando non c’e’. E hai l’onore di chiamarlo “AmoreMioMuccio”, questo abbraccio qui. Che ti prende, che ti chiede come stanno le palpitazioni e il cuore. E ti accompagna dal veterinario.
No! Che cazzarola avete capito? Era il gatto a stare male. Siete proprio balenghi, pero’, eh?! Lasciatevelo dire.
Perche’ sa che anche se non ci sono denari da spendere in cure per il gatto, il gatto sta male. E sa che il gatto e’ un pezzo di cuore. E non ci sta a vedervi stare male. E non ci sta a veder stare male il gatto. E domenica o non domenica, vi accompagna. E paga pure. E il gatto che in auto solitamente non miagola, ulula proprio, non ha fatto un sibilo con l’AmoreMuccio alla guida. Perche’ lui, l’AmoreMuccio e’ un uomo magico. E magico e’ il suo amore, magico e’ tutto quello che fa.
E poi ci rimani.
Ma proprio a bocca aperta, quando una delle amiche del cuore, ti porta un braccialetto. Con un sorriso. Ed e’ un bracciale pieno di peperoncini di vetro, insomma, di cornetti rossi. E porta fortuna davvero. E sai che non e’ superstizione. E’ che le persone che ti vogliono bene, portano fortuna sempre, e per davvero.
E poi, succede ancora che non sai piu’ come uscire da un problema, che sono due anni che si trascina. Ma l’altra tua amica del cuore e’ li’, pronta a risponderti al cellulare anche a sera tarda, e a mollare il lavoro per accompagnarti, consigliarti, condurti in mezzo a burocrazia, cancellerie e avvocati. E ti risolve tutto, come avesse la bacchetta magica, anche lei.
E anche sul lavoro, le chiacchiere, le parole. Sono quelle che a volte aprono un varco nei pensieri, indicano una strada. Una lucidita’ che non sempre hai, e che meno male che c’e’ Veleno in giro. Senno’ come faresti?
E poi succede che ti danno un’incarico un giorno.
E quell’incarico e’ il lavoro che sogni da sempre. E, miracolo dei miracoli, per quell’incarico c’e’ una tua amica che ti vuole cosi’ bene e che ha cosi’ stima di te, che ti paga piu’ di quanto tu hai richiesto.
E ti si annebbia il cuore. Perche’ non sai, non sai davvero da quando. E come hai fatto, a meritare tanto.
E poi ancora, ricevi un sms che ti fa piangere. Perche’ non te l’aspettavi. Perche’ la malattia prende sempre alla sprovvista. E accendi una candela. E’ una candela di Gerusalemme, e viene proprio da li’. Non l’hai mai accesa per te, perche’ e’ un dono troppo prezioso, arrivato in un momento importante, doloroso della tua vita. La accendi perche’ questa volta deve non solo illuminare il buio, ma aprire una strada, una speranza.
E sai che lo fara’. L’ha gia’ fatto. Non puo’ fallire questa volta, per Amici preziosi.
Adesso, io ho molto piu’ di quanto potessi chiedere. Ed e’ tutto grazie a Loro.
postato da: Morganalarossa | 13:26
| a come amore | commenti (15)
mercoledì, aprile 22
Questa, sono io.

(foto tratta da web)
Si, potrei essere io questa qui. Questa Susan Boyle, fenomeno mediatico, che e' piu' vista su YouTube del giuramento di Obama.
Perche’ mi sento come lei, un po’ da sempre. Anche se non sono sicura della dignita’ dell’italiano nell’affermazione “un po’ da sempre”, che pero’ in questo caso mi rendeva l’idea, e quindi.
Anche a me e’ venuto un po’ da sorridere e un po’ da piangere nel vedere il video. E la rabbia, e il sorriso. Era lo stesso di tutti gli altri che l’hanno guardata. Tutti, tutti uguali. Come me.
Gli stessi che all’asilo prendevano a calci in culo e deridevano il bambino palesemente piu’ debole. Gli stessi che mi hanno spintonata. Gli stessi che ti hanno deriso.
E tu la guardi questa donna scozzese qui, e ti scappa da ridere perche’ sembra un uomo vestito come tua nonna. E quando, magari, ti scappa di pensare che sembra Stan Laurel truccato da casalinga, ti scappa da ridere ancora di piu’.
Ma poi succede che canta, questa donna qui.
E succede che ti vergogni.
E sai perche’? No, guarda, non e’ nemmeno per la voce che hanno tutti indicato come ‘angelica’, no. E’ ancora e sempre per una forma di vergogna, e di profonda immedesimazione. Perche’ prima ti capita di pensare ‘che merda son stato/a, a giudicarla per la sua faccia da cane con la collana di perle”, e subito dopo, come un salto con avitamento carpiato, isomma a un centesimo di secondo di distanza, sei gia’ li che pensi che “e’ brutta, ma diosanto come e’ brava” e ti senti ancora piu’ merda, a questo pensiero, ed e’ percio’ che scaturisce la commozione.
Ti penti e ti addolori.
Che lo sai, che le apparenze non dovrebbero farti trarre conclusioni, e ti chiedi perche’ mai, seppure per una frazione infinitesimale della tua vita, ti sei permesso di prendere in giro – seppur mentalmente - quella persona li’, che potresti essere tu .
E che ha una voce soave. Ma soprattutto perche’ , ti chiedi ancora, non dovrebbe avere almeno una bella voce, una persona cosi’?.
Neanche se le due cose non potessero stare insieme, o peggio ancora essere l’una la giusta compensazione dell’altra. Sono pensieri brutti, in un caso o nell’altro. Sei in un vicolo cieco, in ogni modo che la giri, hai pensato cose che ti hanno fatto sentire una merda, e non ci sono scusanti al mondo.
Perche’ la verita’, e’ che questa Susal Boyle siamo un po’ tutti noi. Ecco perche’ ci commuove. Ci autocommiseriamo, in verita’. Per i nostri momenti di miseria, per tutti i momenti in cui nella vita ci siamo sentiti vittime, Calmieri neri. Per ogni volta che ci hanno preso a schiaffoni e avremmo voluto, proprio come lei, la nostra rivincita. Su un palco, con la gente che ci approva e finalmente ci da ragione.
Lei, e’ noi. E’ ognuno di noi nel momento piu’ sfigato della sua vita. Nel momento di fragilita’, di errore, di inciampo. Nel momento in cui, ognuno vorrebbe una carezza, o anche un applauso.
Per pensare che c’e’ sempre, c’e’ sempre una via di uscita, una rivincita.
Evviva tutti i Susan Boyle del mondo. Evviva lei.
(E che qualcuno abbia pieta’ per la nostra ipocrisia.)
postato da: Morganalarossa | 15:31
| susan boyle | commenti (10)
mercoledì, aprile 08
Vah quantibegli Auguri!!

Che poi e' meglio che facciate attenzione a quello che ingurgitate senno' addio dieta. Eh? cosa? Ah, quella sono io. E' vero.
Auguri uguale.
postato da: Morganalarossa | 14:07
| auguri auguri | commenti (6)
venerdì, aprile 03
Tuofratello come sta? Benegrazie….

Che il mio coso peloso e’ cresciuto tanto , sai?
(Siete dei maiali, non c’e’ niente da fare. Siete fatti cosi’, vi devo tenere, del resto siete in due che leggete! mica posso buttarvi via. E pazienza.) Ecco.
Che dicevo, che mio fratello cane e’ diventato grande grande. Ventierotti chili. Che sino a due giorni fa era piccolo che stava in una mano, e adesso santocielo e’ un’autoarticolato. E come degno segugio figlio di sua madre segugia e di suo padre anche, e’ una vera aspirapolvere vivente. Non guarda mai in altro, no, procede snasando sul terreno. E inciampa nelle sue stesse orecchie.
Ha un colore che sembra il parrucchino di Biscardi, e due zampe come due vanghe. Che da come buca il giardino, potrebbe anche esser stato prodotto dalla Caterpillar, credo.
E poi cresci che ti cresci, mio fratello color polentina e’ anche diventato molto affettuoso. Se non ti salta addosso pisciandosi dalla felicita’, non e’ piu’ lui. E dovreste vederlo con mio padre, che con le zampe anteriori gli blocca il braccio, e poi tenta si accoppiarglisi la mano o la gamba, balzando di culo, saltellando vergognosamente e con ritmo frenetico del bacino (il pezzo che contiene la coda e il belino, ignoranti!) e mio papa’ lo pesta come il sale.
Finalmente gli slerfoni, non toccano piu’ a me.
Sono felice di mio fratello, io.
postato da: Morganalarossa | 10:53
| vita di strega, quel cane di ruby | commenti (12)
venerdì, marzo 27
brunetta, impara! diosanto!!!

Me la ricordo bene la collega Serena. Mi ha ceduto, suo malgrado, il posto.
E le saro’ sempre grata perche’ io amo questo ambiente. Amo le persone che mi circondano. E quindi. Pero’ Serena, io la ricordo anche come un dolore. Uno spillo, qui dentro. La vedo, ed e’ fotografata nei miei pensieri, mentre mi parla del dispiacere che provava, per il trattamento che stava subendo e che riteneva ingiusto.
La stavano spostando da un ufficio all’altro, sebbene in alcuni consigli, i vertici avessero, tempo prima, deciso diversamente. Si stava anche rivolgendo ai sindacati. E la vedevo la sua amarezza, quel sentirsi abbandonata, quel suo sguardo che temeva di non essere compreso, sostenuto.
Non lo so io, se era brava sul lavoro o meno. E non mi permetto certo di giudicare ne’ di indagare.
So solo che in certi ambienti, se inizi a stare male, e stai a casa. E se fai malattia. E se ti lamenti dei mal di schiena che ti impediscono quasi di alzare la gamba, per salire sui gradini dell’autobus (io me lo ricordo, quando Serena me lo raccontava, eccome se ricordo il suo dolore e la sua frustrazione), non so perche’ ma sono tutti pronti a pensare che sei un impostore.
Ecco a cosa portano le dicerie, le maldicenze e un certo modo di pensare da “guerra fra poveri”. La collega sta sempre male? E’ una che ci fa. E’ una sempre in malattia, e’ una che simula. Il giudizio e’ li’, pronto senza appello e senza probabilita’ di assoluzione. E invece Serena stava male davvero. Serena non riusciva piu’ a camminare. Serena era ammalata, e stava a casa perche’ la malattia non era un suo disagio psicologico dovuto al malessere sul lavoro. No.
Serena se ne e’ andata in quattro e quattr’otto per un tumore al fegato. Non aveva nemmeno quarant’anni. E le maldicenze dei colleghi l’hanno salutata, quello e’ stato il suo congedo. Quello e’ stato il dolore nel dolore. Ci pensavo proprio oggi, leggendo qui.
Perche’ chissa’ quante serene ci sono intorno a noi. Noi, bestie senza cuore pronte a giudicare. Ce lo meritiamo il mondo in cui viviamo, come immersi nella palta morale, eccome se ce lo meritiamo.
postato da: Morganalarossa | 11:02
| recenzioni, berlusconi ti amasso | commenti (12)
martedì, marzo 24
CHE a te ti va di lusso che io sono qui, e tu li’, guarda!

Ecco. Che gia’, lo sai, arrivare al lunedi’ sera, stanchi e scervellati e’ proprio tipico della Strega. Che gia’ si era alzata alle cinque, era stata scesa dal letto a forza, che non voleva districarsi dal suo Muccio (il lunedi’ e’ il peggior giorno della settimana per i pendolari dell’ammore). E quindi.
Niente, era di per se’ una giornata di merda, tutto qui. Che gia’ arrivare a casa con la faccia che sembri un kandinschi ma vali proprio poco economicamente parlando, non e’ carino. Ma se quando arrivi alla tua tanto attesa casetta, tua propria magione (quando fra trent’anni non sara’ piu’ della banca, va detto) e c’e’ tutto buio. E cavolo, non c’e’ verso di accendere una lampadina che sia una…
A quel punto la Strega non sembrava piu’ un kandinschi ma l’urlo di Munch. Per dire. Niente corrente. Che gia’ a quel punto stava pensando che l’avevano staccata con cattiveria, la corrente, cosi’ impara a pagare random le bollette. Che gia’ pensava a come piangere al telefono per due ore con il suo Muccio, per farsi consolare, compatire, coccolare non espressamente nell’ordine ma ripetutamente. Ecco. Che gia’, a quel punto (se vi stancate dei ‘che gia’' potete anche smettere di leggere, tanto e’ uguale) era tanto depressa che non ha voluto assolutamente disturbare nessuno, per un aiuto, un consiglio, un calcio nel culo. Niente. E quindi si e’ disperata con tutta la disperazione che aveva nel corpicino suo medesimo, e ha pensato che – al lume di candela, mentre i gatti non volevano uscire di casa per godersi lo spettacolo – poteva almeno accendere la stufa.
Perche’ no, voglio dire, quando si sta un paio di giorni lontani da casa, e’ logico trovare al proprio ritorno un freddo della Siberia. E infatti. Che la Strega ieri sera sembrava l’urlo di Munch ma sulle tonalita’ dell’azzurro ghiaccio. E anche i gatti non e’ che stessero bene, eh.
Solo che, vuoi la prostrazione, vuoi l’abbattimento morale, vuoi che la Strega non perde un’occasione per piangersi addosso, quando ha constatato virilmente che il blec aut non dipendeva dall’assenza di corrente bensi’ dal porco salvavita, non ha potuto fare altro che urlare tutta la sua propria rabbia al cielo, e andare a nanna senza cena. Al freddo. Con i gatti ad uso cuscino, la stufa a malapena accesa e che stava gia’ tirando lo zampino. Che il resto della legna era fuori, mica poteva cercarla tastoni e con i cinghiali grufolanti in un'orecchio, persino.
E un’unica, solida e ferma sicurezza, praticamente un mantra: “domani e’ un altro giorno. E se vado a prendere il treno, anziche’ salirci sopra, mi ci spatascio sotto. Tipo sottiletta kraft”.
Ecco.
Poi no, non l’ha fatto perche’ ha detto che ci usciva un post bellissimo, e allora doveva procrastinare il suicidio.
Eh lo so, che peccato.
postato da: Morganalarossa | 16:04
| vita di strega, qui è tutta campagna, il boiler suicida | commenti (14)
mercoledì, marzo 18
Per non chiedere altro...

Che poi, esci di casa e vedi i prati. E sui prati ricomincia un po' di verde, dopo tanta neve. Sui prati ci sono un mucchio di daini. Ci sono le primule. In giardino persino le violette.
E pensi che con tutte quelle tenere erbette, incluso il piccolo e tenero tarassaco, finalmente puoi fare delle sontuose insalate.
Pero', no. Non e' cosi'.
Perche' le primule, le violette e il tarassaco, sono ricoperti di merda di daino.
E, per immediata compensazione, inizi a pensare a saguinolente bistecche ai ferri.
postato da: Morganalarossa | 11:06
| vita di strega, qui è tutta campagna | commenti (12)
giovedì, marzo 12
E aridajela!
sottotitolo: il lupo perde il pelo, il parrucchino di plastica no.
Se hai un account Flick e vuoi provare a ingrandirla, la becchi qui: click!!!!
(che poi, se non funziona il lincc, mi mangio un panfrutto salato, giuro, davvero)
postato da: Morganalarossa | 15:03
| vignette, questo lho fatto io, involontary porn, berlusconi ti amasso, satira pollitica | commenti (6)
lunedì, marzo 09
No, che poi ieri...
(era la festa della maiala ripiena, e allora.)

Che poi secondo me questa tetta gocciola…
SGUISCC SGUISCCC
Ma no. Figurati. E’ silicone compatto. Puoi strapazzarla finche’ vuoi. Finche’ le mani non ti fanno male…
SGNACCC SGNACK!
Sara’. Ma a me, questa tetta sembra che inizi a sgonfiarsi. Guarda, se la spremo di qui, si gonfia di la’. Non e’ curioso?
SGUISCC SGUISCCC, SGNACC
Fammi vedere?. Oh. Ma no, dai, guarda che palla fa sul lato destro! Eppure sto strizzando forte!
SGNACC
Dai, finiscila! Ridammi la tetta! Dai, dai, rivoglio la mia tetta! Lasciami giocare con la tetta, senno’ pesto i piedini per terra!
SGNACCCC
Lo vedi? Sei la solita, non mi lasci mai la tetta. Perche’ non posso spremerla ancora un po’? e’ un ora che ci giochi tu. Ti sembra giusto? E’ pur sempre mia, questa tetta qui, mica la tua.
SGUISCC SGUISCCC SGUISCC SGUISCCC, SGNACC SGNACK!
Pero’ ne ho piu’ bisogno io, di silicone. E anche di mangnussare la tetta. Devo sfogarmi. Stringere, strizzare, fare male. E la tetta non si lamenta mica!
SGNACK!
La tetta no, ma tu eccome, porcaeva! Lasciami ancora un po’ la tetta, dai!
SGUISCC
La stai spremendo troppo.
SGUISCC SGUISCCC, SGNACC
No non e’ vero.
SGNACC
Guarda che scoppia.
SGNACC
Ti ho detto che e’ silicone dentro E fuori.
SGUISCC SGUISCCC SGUISCC SGUISCCC, SGNACC SGNACK, SGUISCC SGUISCCC SGUISCC SGUISCCC, SGNACC SGNACK
Non e’ vero.
SGNACK!
Invece ti dico di si’.
SGNACK!
Non e’ ve…. SGNAsssPLASCCCCCCCCCCCCC.....ohporcaputtana!
Noi donne fighe, abbiamo sempre ragione.

Che no, non e' un'immagine pornografica. Ma insomma, quasi, piu' o meno.
Ecco. Buon antistress a tutti.
postato da: Morganalarossa | 13:10
| vita di strega, tette finte, involontary porn, tetta esplosiva | commenti (4)
venerdì, febbraio 27
O(m)nni-putenz!!!

Se la vuoi piu' grossa, click!
postato da: Morganalarossa | 12:31
| vignette, berlusconi ti amasso, satira pollitica | commenti (6)
giovedì, febbraio 26
Mammaliturchi!!!

Alla fine poi l’ho visto il bagliore. Un bagliore terribile, mi tremava il cuore. Perche’ lo vedevo, ma tenevo contemporaneamente gli occhi chiusi. Anzi, piu’ che chiusi. Stretti stretti, spremuti che fanno male gli angoli. E sapevo, in cuor mio, che quel bagliore avrebbe portato via tutto. Non ricordo se quello che stavo guardando era una televisione, o una finestra. Pero’ "fuori" c’era tutto arancione. E ho visto quel siluro, quella cosa ben definita, scendere fra nuvole di vapore. E poi un bianco abbagliante. A lui, avevo detto di stare fermo. Sotto la scrivania del piano di sopra. Chissa’ poi, che soluzione logica doveva apparirmi, quella di proteggere un bambino sotto a una scrivania…
Pero’ nel sogno lo sapevo. La bomba stava per essere sganciata, e io gli ho intimato di restare fermo e immobile, con gli occhi chiusi.
Poi ho sceso delle scale, e ho visto. E contemporaneamente non ho visto piu’ niente.
Ma la cosa strana di certi sogni, e’ che non lo sono. Che le sensazioni che ti corrono sulla pelle, sono vere. Sei in un mondo parallelo, forse. Dove hai un figlio (o chissa’ cos’altro era) che tenti disperatamente di nascondere e proteggere dall’inevitabile. Che abbandoni, pero’ quasi con indifferenza e codardia, scendendo un piano di scale. Affrontando il terrore da sola, e lasciandoglielo affrontare senza il tuo abbraccio.
Ognuno solo, di fronte alla fine.
E quella sensazione di ineluttabilità, di paura, di impotenza. Ti scorrono dentro, come la colazione (quella reale) del mattino. E non se ne vanno, nemmeno quando realizzi che non c’era nessuna atomica che stava fischiando, e scendendo a pochi metri da te.
Eppure ogni immagine e’ cosi’ limpida, cosi’ ‘reale’. Cosi’ la paura. E ormai fanno parte di te.
No, e’ che alla sera, la Strega dovrebbe fregarsene di cosa fanno i suoi gatti, mannaggialamiseria.
Che se si mettono a puntare il soffitto, non e’ mica detto che ci siano i fantasmi. No. Magari era un ragnetto, che scendeva con il suo filo.
Il gattino piccolo fissava con insistenza il soffitto di legno, oltre i travi, oltre i nodi delle vecchie tavole. Con gli occhi allargati, la testolina che sembrava muovere a passo di danza, dondolando e seguendo chissa’ quale filo o pensiero. Una cosa cosi’ strana ha spaventato la Strega, che ha subito pensato alle cose piu’ logiche e razionali al mondo, nell’ordine: ectoplasmi di passati e defunti proprietari, alieni appena usciti dalla carlinga del loro ufo - e comodamente atterrati sul tetto della sua mansarda – lupi affamatissimi arrivati - sempre sul suo tetto - grazie al terrapieno del terrazzo, in cerca di gatti pulsanti e vivi (e magari di Streghe pulsanti e morte di paura), o ancora, corni e liocorni. Che non si sa mai.
Ha preso pure a sberloni il gatto, cercando di farlo guardare altrove (e riuscendoci a malapena, ad onor del vero), e cosi’ inquietata e spaventata a mmorte, giuro, e’ scesa nella camera da letto. Scherzata moltissimo dal suo Muccio, che le faceva tutti gli ululati, fingendo un attacco di licantropia. Ma li’ non c’e’ cascata, Lui non ha abbastanza peli per sembrare un lupo, e quindi.
E no, ecco. Poi per forza che la Strega sogna le bombe atomiche, eh. Colpa dei gatti. O dei fantasmi. O degli alieni, non so.
Pero' se sparisco, almeno sapete perche’. Ecco.
postato da: Morganalarossa | 11:55
| vita di strega | commenti (8)
venerdì, febbraio 20
Ch'ho la matita avvelenata, anzi due!

Per vederla grossa grossa, clik.
postato da: Morganalarossa | 12:14
| vignette, berlusconi ti amasso, satira pollitica | commenti (4)
mercoledì, febbraio 18
Che io vi insegno, tze'!

Oh, ci capitano sempre le cose strane alla Strega. Che il suo Muccio, nei giorni scorsi, ci aveva proprio un bel torcicollo, un colpo d’aria che sembrava piu’ che altro un colpo di ariete. E quindi, subito a volerlo curare. Che insomma, senno’ la Strega che ci sta a fare? No? Ecco.
E quindi gli ha consigliato il rimedio piu’ antico del mondo. E lui giu’ a ridere. Che lei non capiva mica, e si stava offendendo parecchio.
Voglio dire, che c’e’ di male nel suggerire, per un colpo d’aria che ti ha indurito il collo come un ceppo di legno, un bel cannello di zolfo?.
No eh? Neanche voi ne avete mai sentito parlare?
Vabbe’. Ma con chi ha a che fare questa povera Strega?...che mondo, che mondo! Che pazienza.
Insomma, lei la Strega era a Torino e si e’ messa disperatamente a girare per farmacie, con il suo Muccio. E invece niente. Piu’ farmacie girava, piu’ la guardavano strana.
E ogni volta che chiedeva “Scusate, avete il cannello di zolfo?” allo sguardo allibito dei farmacisti, il Muccio ci aggiungeva “anche delle ali di pipistrello” oppure “magari un dente di drago, o polvere di corno di unicorno”, insomma, la scherzava moltissimo. Che pero’ essendo col collo duro come l’osso di seppia, ci aveva poco da ridere, neh.
E quindi, niente. Oggi vi facciamo vedere che la Strega non se l’e’ sognata di notte per esser presa per il culo di giorno.
Che lei al suo Muccio ci tiene, e lo voleva solo curare con tanto ammmmore. E lo zolfo, certo, tanto zolfo addensato. Per dire.
postato da: Morganalarossa | 14:16
| vignette | commenti (6)
martedì, febbraio 17
Spero che ci hai litigato tanto, ma proprio a bbestia!
(cosi', peressere originali, il quattordici di febbraio. Ecco)

La Strega e il Muccio invece no. Per dire. Che lei aveva da lavorare anche sabato, che era festa. Quale festa poi non l'ha capita, la Strega, pero' e' lo stesso. Che lei non si adegua mica ai consumismi, piu' che altro perche' non puo' permetterselo. E allora. Ha pensato bene di lavorare anche quel giorno e di coinvolgere, seppur a distanza, anche il suo Muccio. Perche' e' una stronza, c'e' niente da fare. Se sta male lei, devono stare male tutti, solo cosi' e' felice la Strega. E allora.
Niente, aveva da vedere una nubenda, che ci deve fare i fiori quando si sposa. E la mamma della sposa ha detto che non vuole le gerbere, che le mettono sulle bare. Ah vabbe'. Che era proprio un bell'inzio di discorso per lavorare insieme e in sintonia, per un matrimonio, voglio dire.
Che quindi, dopo l'appuntamento con la sposina, quel sabato che era anche festa, la festa che lei non capisce, la Strega non ce la faceva piu' e soffriva di astinenza come una drogata a fondo scala. Che forse l'Amore e' proprio cosi', una dipendenza, ma bella. E quindi si e' lanciata sul primo treno (per fortuna non quello sbagliato, che con la Strega non si puo' mai sapere) per raggiungere la sua meta' di kuore (anche se lei e' convintissima che Lui sia il suo cuore tutto intero, e comunque).
E insomma, viaggia viaggia, russa e leggi, che alla fine e' a destinazione. Ma ci ha un mal di testa feroce, che si vede che ha cosi' poca roba dentro, la Strega, che ci rimbomba sempre tutto, e alla fine, per forza, fa tanto male. Non vuole che il suo Muccio la veda con le occhiaie da panda e che possa pensare, come al solito, che quando sta bene ha mal di testa o mal di pancia. E allora, appena intravisti i binari "terra!! terra!" si lancia al bar a chiedere acqua e nimesulide.
Che Lui, che l'aspetta a casa, continua a chiederle "Ma sei arrivata?" "Ma e' arrivato il tuo treno?" "Sei in stazione?". Che la Strega non capisce tutta questa ansia insolita, che non riesce a mandare giu' la poltiglia con la medicina, porcaeva, e le tocchera' farsi vedere tutta scassata. E glugluglu', butta giu' tutto in fretta, che lei ci ha tanta voglia di abbracciare Muccio, di buttarsi li' dentro al suo cuore, e chiudere gli occhi. E non sentire piu' mal di testa, possibilmente.
E quindi, riesce a rispondere all'ennesima chiamata, che Lui la sta dando per dispersa, si vede.
"Ma dove sei? in stazione? e' arrivato il tuo treno?" che tutta questa curiosita' lei non la capisce, e si chiede che ce ne frega di dove e' e se e' ancora dentro, o fuori o in metropolitana, che diosanto!!! sta arrivando no, mica si perde per strada, ormai.
"Sono qui in stazione Muccio (glugluglu'!) sto arrivando! ora prendo il biglietto per la metro..."
"Ma non prendi il biglietto di ritorno? eh? non lo prendi?"
"Ma no, poi, magari domani..."
"Ma non prendi il biglietto di ritorno? eh? non lo prendi? poi troverai coda!"
"Ma no, forse dopodomai, non importa..."
"Perche' non prendi il biglietto di ritorno? eh? non lo prendi? dove sei? eh? dove sei?"
"Sono arrivata in biglietteria, ma c'e' troppa coda, no, non lo prendo il biglietto, forse dopodomani.."
"No, dai, non c'e' coda, prendi il biglietto!!!"
"....??...."
Che invece, non c'era da fare nessuna coda. Bensi' c'era quel folled'amore del Muccio che non era a casa. No. Era li', il suo piumino rosso molto adeguato, come un enorme cuore palpitante. Grande e forte come il suo abbraccio. E' da allora che la Strega non ha voluto riaprire piu' gli occhi, che e' meglio fermare tutto cosi'. Che lei un regalo cosi' bello non lo aveva nemmeno sognato, mai. Che nessuna cosa e' cosi' preziosa.
Come una coda in biglietteria. E un abbraccio che e' tutto il mondo.
postato da: Morganalarossa | 09:51
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giovedì, febbraio 12
Basta, ho detto di basta!!!

E vi va bene che non racconto sempre tutto. Un minimo di orgoglio mi e’ anche rimasto, volendo.
O forse no. Gia’ e’ strano che alla seconda riga non mi sia messa a parlare in terza persona. E’ qualcosa.
E comunque.
Perche’ potrei raccontarvi dell’altra sera, che ero stanca stanca quando sono arrivata a casa e mi sono fatta un brodino. Di dado. E chi mi conosce sa, che per me, il dado e’ una bestemmia. E’ come ammettere di essere arrivata ai minimi termini. Ma va bene lo stesso.
E comunque questo brodino di dado, lo stavo amando tanto e ne ero talmente orgogliosa, che agitandolo malamente l’ho fatto volare oltre frontiera. La’, al di sopra del bordo della pentola, per seguire acrobatiche piste immaginarie, verso il pavimento. Peccato, che fra volo e pavimento ci fosse di mezzo il mio piede. E il brodo bollente ci e’ finito su quel piede, munito di bucatissime crocs. Diosanto, se sono piene di buchi le crocs.
Ecco, e voi ridete, porcaeva! Io mi ustiono col brodino e ridete. Che siete malvagi. Tutto qui.
Per non dire di ieri sera.
No, voglio dire, dopo una giornata di stanchezza. Di pensieri. Di lavoro. Me ne torno anche un po’ a casa volentieri dopo la spesa, no? E leva anche il fatto che ho dovuto restituire mezza spesa (”La storniamo signorina, non si preoccupi, la storniamo!” e stornati un po’ sta’ cazzarola, tu e tua sorella che io non sono mica una signorina, brutta faccia da burro fuso!) perche’ il bancomat era bloccato. Ecco, lasciamo stare. Che poi ti dirigi verso casa con il cuore che e’ stretto come il tuo bucodiculo, e senti un’odore strano in auto.
Ma strano eh. Di alcool. E pensi che ci hai anche la macchina ubriaca, mannaggialamiseria. E poi senti che non si scalda mai, l’interno dell’auto. E mannaggia pure a quello, che fuori c’e’ un gelo polare e il riscaldamento doveva rompersi proprio. No, voglio dire.
E non metti insieme queste cose, no. Perche’ sei stanca, ma soprattutto idiota. Si’, sei idiota.
Perche’ quando arrivi vicino casa e la macchina sta facendo fumo piu’ di un accampamento Sioux, qualcosa che non funziona – lo pensi – che ci deve essere, no? E infatti.
Quando senti tuo padre che ti grida che sei cretina, che l’acqua nel radiatore, magari, ogni tanto si controlla anche. Non puoi fare a meno di pensare che si’, sei cretina. Assolutamente cretina. Sei andata con l’auto a secco, e ora guardi i poveri resti della testata del motore bruciata.
E vorresti solo avere a portata di mano un gran mucchio di letame, e farne per te stessa, ultima e maleodorante coperta.
postato da: Morganalarossa | 13:59
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martedì, febbraio 10
Che io non sono mai seria, e meno male!

Che poi mi dici che non scrivo mai niente di serio, solo le minkiate che faccio. E per forza, non fa altro la Strega, non fa!
Capisco che prendersi la briga di imbrattare una pagina pubblica sia cosa alquanto bizzarra. Ma almeno, rileggendosi, la Strega si rende conto di quanto strana e’. Magari qualcosa prima o poi la impara, no?
Un blog a scopo terapeutico, praticamente. E infatti, alla Strega quando ci chiedono perche’ ha un suo blog, risponde “Perche’ me l’ha ordinato il dottore” e quindi. Comunque.
Il fatto e’ che la poverina e’ davvero uno sterminato prato di maldestria. Che ad esempio sabato mattina, tanto per non perder l’abitudine, con il suo Muccio e’ stata a fare la spesa al mercato.
E niente, niente di strano, se non per il piccolo, minuscolo dettaglio non insignificante che la Strega si porta sempre appresso il giocattolo. Proprio come fanno i bambini. Il problema e’ che il suo giocattolo, (e no, no, vigliacchi! non sto parlando del Muccio) e’ una macchina fotografica. Questo significa che la Strega, piu’ che fare la spesa santa – s’era gia’ raccontato, del resto – si perde fra i banchi, fa ammazzare le persone che camminano ignare intorno a lei (perche’ si blocca di colpo per riprendere cose inutili), inciampa nei carrelli della spesa, rovescia cose/persone/ortaggi e similia dai banchi, si perde il suo Muccio, si perde i sacchetti della spesa. Insomma, si perde.
Prima o poi qualcuno, secondo me, la picchia.
Che infatti. C’era un tizio nel mercato coperto che portava un cabaret con gli aperitivi. E vai a capire il perche’, si e’ sentito un gran frastuono di cocci e di esclamazioni. Potete immaginare, no?.
Guarda che siete stronzi! No, non era per colpa della Strega. Non questa volta. Pero’, il povero cameriere barman, si e’ fatto cadere dalle mani il cabaret e i caffe’ e gli aperitivi. E c’era tutto sparpagliato e fracassato a terra. E insomma. La Strega lo voleva fotografare, ecco cosa. Che quasi quasi si mette a chiedergli di fare anche il sorriso di circostanza.
Avete presente gli occhi di “Caron dimonio, con gli occhi di bragia”?. Ecco. L’ha guardata cosi’, e lei e’ rimasta un po’ con la macchina fotografica a penzoloni.
Bon, basta. Tutto qui.
Pero’, ieri sera la Strega e’ stata punita dagli eventi. Che c’entra? Niente, era per raccontarlo.
Che si e’ aperta il divano letto per dormire e si e’ accorta che il calorifero perdeva. Dite che non sono due eventi legati fra loro? Sti cazzi! Chiedetelo al materasso bagnato, del divano letto. Porcacciadiunaeva!
Comunque.
Che la Strega no, non sa e non vuole parlare seriamente, abbiate pieta’. Saltate le righe, non leggetela, pazienza.
Perche’ se dovesse farlo adesso…
Io lo so.
io lo so, che cuore di burro hai. So quanto provi. So come lo provi. E so, anche, che hai pensato le mie stesse cose, l’altra sera. E’ che sono una stupida, e a volte ho modi coerenti con la mia stupidita’, di parlarti delle cose. Non volevo toccare certe corde. E invece ero li’, con i miei stupidi occhi dai rubinetti rotti.
Lo sai, quando provo, e sento, non sono capace di imbrigliare e trattenere. E non era per il mio cane, no. Era per tutti. Era per quello che le persone provano, come se, in qualche istante della nostra vita, potessimo convogliare tutti i dolori. Tutto il male. E provarlo, anche per un solo istante. Un piccolo istante che disintegra dignita’ e cuore. E’ che ricordo cosi’ bene quegli occhi. Tondi e neri, profondi di quel dolore senza piu’ speranza. E lo so, che quello era il mio cane, solo un cane. Anche se non riesco a trovare differenza nella sostanza del dolore. Mi guardava, con quegli occhi perduti. Si lamentava, senza sosta. Potevo solo carezzare le sue orecchie, nella parte piu’ morbida, dove diventano sottili e poggiano al muso. Con la coda dell’occhio continuava a seguire i miei gesti. Vedevo che mi vedeva. E chissa’ che parole stupide, della stupida che sono, le ho detto piano in quel momento.
E’ bastato un po’ di liquido, per farla dormire. E poi un altro, per non farla svegliare piu’.
E io ti chiedo, se un cane deve avere una dignita’ maggiore di un’essere che chiamiamo umano. Perche’ non so piu’ trovare risposte.
So solo che con le mie lacrime ti parlavo di un nodo di dolore, a te. Che gia' da tempo hai perso padre e madre. Tu, con la tua dignita’ e il tuo cuore grande.
E mi dispiace, Amore. Mi dispiace tanto, per noi. Per tutti noi.
Che non sempre sappiamo essere Uomini.
postato da: Morganalarossa | 12:14
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giovedì, gennaio 29
Facciamo a chi e' peggio? Vabbe', tanto vinco io!

Non e' che la Strega ci tenga particolarmente a risultare scema. E' che quando le cose sono in un certo modo, mica si possono modificare, no? come nascondere la polvere sotto i tappeti, che...non lo so, non me lo ricordo. Ecco.
E insomma, non c'e' nessuna gara.
Pero', almeno una cosa di speciale nella vita. Qualcosa con cui distinguersi. Del tipo 'la migliore imbranata della terra'. Un po' come il tizio che ha vinto l'Oscar della stupidita'. E' pur sempre qualcosa, no?
Per dire che sin da piccola, la Nostra e' sempre stata un po' cosi'. Mica tanto sui binari.
E la fotografia vintage lo dimostra ampiamente.
Se la volete commentare malevolmente, siete i benvenuti. Qui, abbiamo una pessima opinione, e quindi.
Comunque, all'elenco precedente di estro artistico nella vita, si sarebbe potuto aggiungere molto altro. E' che non si voleva infierire. Dopotutto la Strega sono io, che scrivo. E quindi.
No, perche' l'altra sera c'era il film alla tivvu' "il diavolo veste Prada", e alla Strega e' venuto in mente di essere molto fescion, e di curare se stessa piu' della propria dentiera. Quindi, l'indomani ha riesumato da un cassetto il suo smalto preferito: rougenoir di Cannel. Ecco. E se l'e' spalmato e rispalmato. E l'ha lucidato, e l'ha plasmato. Poi ha aspettato cinque minuti che asciugasse. Ma cinque minuti, eh.
E quindi?
Niente. Ha pensato bene di scendere a prendere la legna per accendere la stufa. Che il suo Muccio, che era li' con lei, ha riso come i pazzi quando ha visto le mani maculate della Strega.
Ecco.
Che cosi', a pensarci bene, tanto vale che vada ancora in giro con la giacchina degli Ufo Robot. Tanto mica e' cresciuta. Neanche un po'.
postato da: Morganalarossa | 10:25
| vita di strega | commenti (20)
lunedì, gennaio 26
Ma anche no.

Vorrei dire. Speravo di essere un comodo divano. O magari una capiente libreria. Tutto cio’ avrebbe pasciuto e rassicurato il mio ego, siamo sinceri.
E invece. Un tavolino. Poco piu’ di uno sganbeletto, per dirla dialettale.
A rifletterci bene, del resto, il cazzillino di Ikea che propone e traduce il proprio nick name in svedese - e l’allegato mobilio adatto - non ha tutti i torti.
Qui, la Strega, e’ una che appena si muove distrugge. Praticamente come un elefante nel reame dei cristalli svaroschi. Uguale.
Che l’altro giorno ha fatto rifornimento di gasolio, e anziche’ riempire due taniche ha riempito il piumino che la ricopriva. Dopo, un po’ anche i sedili dell’auto.
Anziche’ uscire tranquilla dal supermercato con il suo carrello ben ricolmo di spesa - solo bottiglie di vino, occhei, solo bottiglie di vino - agitata come al solito suo, ha preso la rincorsa verso l'auto e ha investito una signora (martoriandole le caviglie con le ruote del carrello, sa va’ san dir).
Anziche’ parcheggiare ben affiancata al muro di casa, ha preso troppo alla lettera l'avvicinamento, carteggiando tutta la fiancata destra. Danneggiando auto e casa, entrambe di proprieta’. Sa va’ san dir pure questo.
Anziche’ fare retromarcia guardando, l’ha fatta noncurante. Dell’auto di suo padre parcheggiata a pochi centimetri dietro di lei, che ora non ha piu’ i fendinebbia. Interi, intendo.
Quindi, non dovrebbe sussistere nessuna lamentela, qui. Perche’ va gia’ bene che, al posto del tavolino, questa Strega qui non si e’ trovata paragonata al secchio del pattume…chesso’, un evocativo “RumentMorghen”. Una roba cosi’…
postato da: Morganalarossa | 09:14
| vita di strega | commenti (7)
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