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20/11/2009
Loro: gli stregatti.

Ad esempio potrei raccontare, ma mi sa che non lo faccio, della persecuzione continua a cui mi sottopongono due robi pelosi, paffuti e puzzolenti.
No, no, davvero. Niente di sessuale, sto solo parlando dei due gatti di cui sono orgogliosa proprietà. Ecco.
Ma non lo faccio perche’ mi sa che e’ meglio di no.
Volevo dire, che ad esempio, secondo me i gatti cambiano nome nel corso della vita.
E questa, per chi gode della compagnia di un gatto a casa, e’ una grande verità.
Ma tanto, e’ meglio lasciar cadere il discorso.
Comunque, nella mia 'vita precedente', ne avevo chiamato uno (il mio primissimo), con il vezzoso nome di Pilu’. Che pero’ e’ un gatto altezzoso e schizofrenico, nevrotico ma anche un po’ schivo, per cui era anche detto ‘Sir’, proprio come quelli inglesi. Che infatti non mangiava neanche il pollo direttamente dalle ciotole, no, lo mangiava unghiandolo con la zampa a mo’ di forchetta. lanciandolo per ogni dove. Abitudine che non ha mica perso, se e’ per quello.
Ma nel frattempo, visti gli anni che ha sulla coda e per il fatto d’esser tutto striato grigio e aver gli occhi tondissimi - che non e’ caratteristica esattamente precipua dei gatti - ha finito per esser denominato ‘Gufo’. Che intanto con il suo carattere scostante, sta pure benone.
Ma forse e’ meglio di passar oltre e ragionar d’altro.
Che qui si scende troppo nel personale.

E pero’, no, volevo dire. L’altro ha un paio di etti e di anni di meno. E’ morbidissimo. E’ una merda di ruffiano pazzesco. Un pagliaccio. Un ricattatore emotivo. Un rubasonno. Insomma, un rompigoglioni pazzesco. E per di piu’, visto che non si scolla neanche per un attimo dal bipede che, di volta in volta, sceglie come coperta/cuscino/tiragraffi, ha anche la caratteristica di avere – deduciamo – una qualche problematica intestinale. Che nel momento del rilassamento. Ecco. Un gatto sfiatatoio.
No, forse e’ meglio cambiare discorso, lo avevo detto io!
Fatto sta che, dal nome originale Ciro (curato e salvato da un signore napoletano), ha finito per chiamarsi Mose’ (il suo signor salvatore e curatore, lavorava in una ditta che costruisce ancore e catene navali) per poi approdare, proprio per queste caratteristiche intestine (maremma, come sono brava con i calembour di parole! Minghia!) ad esser appellato ‘Prot’. O alternativamente 'Zeppelin', in ricordo del tristemente famoso dirigibile. Eh.
Ma lo sapevo io, che non era il caso, a quest’ora di pranzo… vabbe’. Parliamo d’altro suvvia.
Pero’ stamattina, volevo dire, a colazione mi sono fatta un the. E mentre aspettavo che si freddasse per non scorticarmi la papilla, sono scesa a mettermi in ordine, farmi bella, truccarmi. Si, occhei, ho avviato la betoniera per fare i restauri alla facciata. Insomma, che quando son risalita in cucina, dal mio bravo e buon the. Niente. C’era Prot con la testa dentro la tazza, che leccava entusiasta.
Gli ho chiesto se voleva anche due biscotti della salute. Oh, si e’anche offeso! M'ha guardata male, che lui mica ci ha una linea da tenere, lui.
La Strega stamattina ha fatto colazione al bar della stazione. Per dire.
postato da: Morganalarossa | 11:56
| i gatti sono pazzi | commenti (3)
19/11/2009
E’ come tenere la mano sul culo della mucca mentre caga…
A me i titoli vengono proprio bene. C’e’ da dirlo, lo so.
E non e’ che ho deciso di scrivere con scadenza mensile come un buon issue di qualità. No. Nemmeno perche' non so cosa scrivere. Solo che, ogni tanto, mi faccio il problema di avere questa diarrea di fatti miei.
Di non saper tacere, di non stare zitta. Che alla fine e’ simpatico e riempitivo per me, ma mica e’ detto che lo debba essere per gli altri che mi stanno intorno. E allora mi sforzo d’essere seria, di essere buona, e di legarmi le manine.
Pero’ succede che m’intristisco, perche’ e’ piu’ forte di me. Che lo so che non faccio opera letteraria e che non mi caca nessuno. E’ che proprio e’ una cosa per me stessa medesima la Strega. Un po’ come la mattina, che mi lavo la faccia: e’ per autostima, mica perche’ mi deve baciare qualcuno. Per dire.
Ci ho proprio bisogno. Da sempre.
Ma in tutto questo bisogno, ho paura di offendere chi mi ama, di poter scrivere cose poco gradite. Di rimestare in vecchi ricordi, di essere quindi poco corretta politicamente (che io mica so l’inglese, casso ne so come si scrive se non in itagliano!).
Insomma, so mica se posso sentirmi libera di fare la cacca qui sopra. Di straparlare come sono solita.
Tu, mi vorrai bene comunque, qualsiasi cosa mi verrà in mente di scrivere?:-)
postato da: Morganalarossa | 12:40
| vita di strega | commenti
20/10/2009
Che io non sono sbadata. E' che ci ho proprio la testa nelchiulo. Tutto qui.
No, c’e’ anche da dire che avere il proprio Ammore che cucina, e anche very very molto bene e’ un gran kolpo di k…fortuna.
E quindi, che quando torni a casa tardi Lui ha già preparato un signor pranzetto – che non e’ mai la pastasciutta del cornuto, burro e formaggio – ma magari una sontuosa gallina al civet, o una polenta taragna e sugo di funghi, insomma mica pinzillacchere. Dicevo, tu ti trovi a voler compensare, che so. Preparare almeno tavola. O, avvicinandoti al lavandino ricolmo di posate di ogni dimensione e specie – che, ammettiamolo, il vostro Ammmore cucina dadio, volete mica che riordini anche, no? – e di tutte le pentole e pentolini in dotazione della cucina, ti viene la fantasia di fare le funzioni della lavastoviglie umana. Che senno’ alla fine, ci si sente proprio inutili nonche’ un po’ aprofittatori.
E quindi, quel pentolino li’, con il bordo incrostato bianco giallastro, e il contenuto color lavatura di scarponi. Cosa ne fate?
Ma lo riempite allegramente di detersivo! Chiaro. No. E invece no.
Perche’ QUEL pentolino non conteneva sciacquatura di mutande, no.
Conteneva la fatica di almeno tre settimane di lavorazione. Gia’.
Una perfetta RIDUZIONE che doveva originare un aceto balsamico di uva fragola. Ottenuto dall’uva rubata ai vicini di casa, passati al passaverdura. Gli acini, non i vicini, sciocchini che nonsiete altro!
Preziosissima Poltiglia Uvesca lasciata fermentare e filtrata da almeno due settmane. E filtrata. E filtrata ancora. Amoreggiata e annusata con golosa e partecipe ammirazione.
Dal vostro Amore super scief, che non so a questo punto come e quando vi perdonera’ per aver prodotto del gustosissimo aceto balsamico gusto Nelsen Piatti.
Per non parlare della vostra autostima, vala’, che ci vorrebbe una Vernazza per tirarla su’.
Vi mostro l'unica immagine del morticino. Credo eh. Se non si tratta di qualche altra diavoleria sobollente...
postato da: Morganalarossa | 13:10
| | commenti (5)
15/10/2009
Le parole che dico non han più forma né accento
si trasformano i suoni in un sordo lamento

E no. Non sono capace. Che io qui non ho mica l’obbligo di parlare solo di minchiate. Cioe’, si anche. Perche’ io sso’ ironica, ci ho la lente emotiva che mi deforma tutta la vita in vignetta, e insomma. Sono nata fortunata. Sono intelligente. L’ho gia’ detto? Mi sa di si, ma meglio due volte che no.
E sto facendo delle letture. Che con i tempi che corrono, non e’ che si possono lasciar certi argomenti li’ accantonati come calzetti da buttare in lavatrice.
Insomma: c’e’ ancora qualcuno che non ha visto questo documentario? “Il corpo delle donne”?
Male. Vedetevelo. Perche’ e’ inutile che si parli a vanvera della nostra societa’, della nostra vita, quando la donna e’ trattata come genere a parte, neanche non appartenesse a quello umano. Come oggetto. Come ‘cosa’ di propieta’. Inscatolata, ghettizzata, imbavagliata. Siliconata.
Nessun progresso negli ultimi decenni, anzi. Nessuno studio, nessuna emancipazione. Tant’e’ che le femmine (perche’ e’ per questo che veniamo ‘usate’) vengono messe li’, profumate e bellocce, per colmare poltrone istituzionali e riempire dei buchi. Quelli della coscienza sporca di taluni uomini. Che di uomini hanno poco.
Perche’ vengono allevate da altre donne, in una catena infinita di errori, che insegnano loro a non pretendere, a subire, a non richiedere diritti. A essere avvenenti e desiderabili. A essere ‘cose’, appunto. Piu’ che persone. E questo, che ci piaccia o meno, succede piu’ di quello che crediamo. Perche’ non sono i sani principi che ci inculcano fin dall’infanzia, che ci plasmano. Magari quelli, apparentemente sono corretti. Sono le cose non dette.
Sono i vestitini rosa, le scarpettine luccicanti con cui farsi ammirare sin da piccolissime. Sono i boccoli e i nastrini, con cui impariamo presto a farci perdonare capricci e lacrime. Sono le bambole che ci insegnano a cullare, perche’ destinate sempre e solo ad un unico scopo nella vita.
Che non e’ mai, quello di diventare degli adulti, delle persone complete.
Ma delle bambole desiderabili.
Siamo jeans con il culo di fuori, siamo gonne e tacchi alti. Maglie con generose scollature. Siamo prodotti in esposizione, se non proprio in vendita. E per di piu’ ci crescono con la menzogna che questa cosa deve piacere innanzitutto a noi.
Senno’ siamo fuori dai giochi. Fuori dal meccanismo.
Non ci allevano per diventare persone pensanti, bensì per fare le galline da cova, se non da macello.
E per di piu’, e’ proprio chi dovrebbe dare il buon esempio, chi dovrebbe guidarci e rappresentarci, che ci dice che tanto, siamo orpelli inutili, soprattutto se non piu’ giovani, ne’ belle, e quindi a malapena intelligenti. Ma soprattutto non degne di parola.
E scatta il desiderio di rivincita, di alzare la testa, di gridare la propria rabbia.
Ma guardate come lo facciamo. Spesso, troppo spesso con la foto migliore, quella nella quale siamo venute belle e desiderabili. Quella con l’abbronzatura, con i capelli venuti molto bene, con il vestitino attillato, con le gambe accavallate…
Anche quando vogliamo gridare, lo facciamo nascoste dai nostri burqua invisibili. Dal rossetto, dalle collane. Dalla nostra facciata, quella che ci hanno insegnato a portare in giro perche’ siamo femmine.
Perche’ non ci accorgiamo nemmeno piu’ di aver perduto noi stesse. O per lo meno, di non sapere cosa davvero siamo…
Un libro tristemente illuminante, qui. Se ne avete voglia….
postato da: Morganalarossa | 13:05
| polli tica | commenti (5)
E blablabla, cheppalle!

Ci sono periodi che scorrono lenti, e morbidi. Come i gatti quando si arrotolano su loro stessi, si acciambellano e stanno li’. Periodi che ricordano il tepore della primavera. O della stufa.
Poi, ci sono periodi che sono densi come la calura dell’estate. E sanno di pesche gonfie e gocciolanti. Sanno di dolce. E tutte le cose, si addensano, si affastellano. Sogni, realizzazioni, altri sogni e giri e giri. E cosi’ non ti viene mica piu’ da parlare. Perche’ hai da viverli, quei momenti.
Che infatti non ti viene mica da scrivere le tue solite sciocchezze.
E quindi niente.
Ti verrebbe la tentazione di parlare di politica. Di sfogarti, di dare il via alla rabbia, alla ragione.
Di parlare dei fatti tuoi, perche’ sei finalmente libera. Libera di amare. Ma poi sai che non e’ politicamente corretto, e non lo fai.
E allora lasci che un po’ di silenzio ti sia compagno.
Un po’ di pagine siano vuote. E che le immagini parlino per te.
postato da: Morganalarossa | 10:25
| fotostrega® | commenti (3)
18/08/2009
La ueddin planner, eccola! tze'.

Come e' andata? Oh. Ecco come!
Cosi':







postato da: Morganalarossa | 08:24
| vita di strega | commenti (7)
06/08/2009
Che non sono mica in ferie io, che vi credete?...

Mamagari! e invece no. Che vabbe', lo so, nessuno nota l'assenza della Strega. Quella che lei sparisce perche' tanto nessuno la legge, cosi' non si sente in colpa, e' la regola.
E pero' no. Niente monti o mari o laghi. Neanche i prati. Che la Strega gia' ci abita in campagna, quindi figurati.
No no. Che lei sta proprio lavorando sodo. Che lei ci ha una sposina da sposare e da seguire. Che lei fa la wedding planner, no? e allora si sente tanto figa come la Gennifer Lopez. Che tanto hanno lo stesso bauletto-poprta-oggetti-per-moto, al posto del culo. E quindi. No, niente. Questo sabato la Strega finalmente vedra' il frutto del suo lavoro, e soprattutto il frutto dell'ammmore della sua cliente, che cioe' si sposa con il fidansato. Era abbastanza chiaro, no? Mica si sposa con la Strega, la cliente.
Che se lo avete pensato siete dei pervertiti. Pero'. In effetti. Perche' lei e la sua cliente, negli ultimi mesi si sono viste e sentite molto di piu' che la cliente sposa e il suo di lei fidansato. Ma dicono che per una ueddin planne e' normale. E quindi, va bene. Facciamo cosi'.
Che tanto qui facciamo il piccolo spazio pubblicità e vi ficco d'amble' il sito bello bello che ha fatto il suo Muccio con le manine sante. All'uncinetto, praticamente.
E che il cielo non mandi turbini e tempeste per l'ottoagosto. Anche se le previsioni sono dimmerda.
La Strega va a comporre fiori, chi passa di qui in costume e asciugamano in spalla, fanculo va'h!
Che qui si fatica e si suda.
postato da: Morganalarossa | 13:54
| vita di strega | commenti (11)
15/07/2009
I Mucci son cosi’…
(tu immagina di sottofondo la musica dei Puffi eh…)

Lochescion: la Pizzeria preferita dei Mucci.
Che loro hanno una pizzeria preferita, si sappia. Nel senso che e’ l’unica che frequentano, da quando hanno ‘scoperto’ una certa pizza. Che nella pizzeria preferita, ovvio, fanno tanto bene e sono gli unici – hanno constatato i Mucci dopo anni, anni e settimane di sondaggi e prove e riprove – a farla proprio cosi’, quella pizza. Che si chiama la “Mangiafuoco”, ma loro si sbagliano sempre e ordinano la “Cacciafuoco” ma non e’ esattamente un errore e ora racconto perche’.
Sono mica ripetitiva? Comunque.
Che insomma, l’altra sera (domenica per l’esattezza, anche se a voi non freganiente), alla Strega ci ha preso la smania dei carboidrati, e subito e’ stata esaudita. Fiondatisi nell’ameno paesello di provincia a procacciarsi l’itaico cerchio di pasta, i nostri eroi si sono seduti bel belli davanti al pizzaiolo, che infornava e infornava, grondante sudore e fatica.
Che non e’ un dettaglio da poco. Non l’ho scritto cosi’, tanto per. Vorrei dire. Che infatti, i mucci, li’ esposti al calore del forno a legna, un po’ si erano scazzati della posizione che era stata loro assegnata, ma poi, desiderosi di cenare hanno soprasseduto. E niente. Avevano il pizzaiolo a vista, e il forno a cuocerli lentamente. Non ditemi che sono ripetitiva, che non ci credo.
Il fatto e’ che l’altra sera, che poi era domenica, tendo a rimarcarlo, Muccio ha avuto la fantastica idea di suggerire che la pizza “Mangiafuoco” richiesta, doveva essere particolarmente piccante. E la cameriera ha segnato (scribbbb scribbbbbb scribb), con un sorriso educatissimo.
Poi la Strega ha notato che passava l’ordinazione al pizzaiolo, e lui non sorrideva piu’ educatissimo, come la cameriera. No. Lui sorrideva satanico. E non ha avuto un buon presentimento, la Strega.
Perche’, c’e’ da sapere: la pizza Mangiafuoco contiene nient’altro che pomodoro, formaggio, salame piccante e peperoncino. Quello secco, che ti tritano tutto, e sulla pizza vedi tutti i puntini rossi e i semini del peperoncino, che solo a guardarli gia’ ti senti male. Ecco.
E insomma, di questa pizza i mucci ne ordinano sempre solo una, che poi la dividono in due e fanno un po’ per uno, che senno’ non arrivano a casa vivi, non arrivano. Ecco. E l'altra meta' solitamente e' una pizza "Agliata", e vi lascio immaginare. Che i mucci, secondo me, non si vogliono mica tanto bene. Comunque.
Muccio ci ha avuto questa splendida idea “mi raccomando piccantissima” che io non so perche’ la Strega non l’ha picchiato subito o azzittito con un grissino, perche’ il pizzaiolo e’ stato proprio carogn…(hem) proprio bravo, c’e’ niente da dire.
La “Mangiafuoco” non era piccante. Era l’inferno. Era un vulcano che neanche il Vesuvio e l’Etna insieme. Ci aveva sopra piu’ peperoncini tritati che un barattolo intero di quelli da macinare con il macinino incluso, per dire.
(Son davvero troppo ripetitiva oggi? Oh. Che disdetta! Ma come parlo male. Pazienza.)
Quando i Mucci hanno spartito la pizza e hanno iniziato con i primi timidi bocconi, hanno subito cambiato colore, e il pizzaiolo dall’altra parte del vetro non era piu' satanico, era proprio ilare. Maledetto. I nostri hanno cambiato sembianze, bevuto anche la tovaglia e battuto i pugnetti sul tavolo – per resistere al soffocamento da piccantezza – ad ogni boccone. Emettendo gemiti, lamenti e lunghi e profondi ululati. “Ma buona eh, maremma impestata se e’ buona!!” diceva il Muccio agonizzando. La Strega non diceva nulla, perche’ ormai aveva le labbra insensibili dal bruciore.
Il Muccio quella sera stessa non ne sarebbe stato contento.
E no, insomma. Hanno fatto cosi’ tanta sceneggiata che non li hanno mandati via dal locale solo perche’ clienti. Una figura proprio errima. Ma il bello mica era tutto li’. Macche’. No, perche’ meno male che la pizza piccante era solo mezza per uno. E l'altra meta' lasciamo perdere...
Ma da domenica sera, i mucci hanno potuto stabilire – e di persona personalmente, testandolo sulla propria…pelle – che il piccante, lo si accusa nello stesso modo. Sia in entrata.
Sia in uscita.
Diosantissimo!!!
postato da: Morganalarossa | 15:22
| vita di strega | commenti (13)
13/07/2009
E che taci un po', poi eh!...

Che se qui diciamo solo belluinaggini, ci vogliamo comunque avere il diritto di poterle dire, a nostra discrezione, a nostro discapito, ma liberi.
Per dire.
postato da: Morganalarossa | 10:06
| berlusconi ti amasso, polli tica | commenti
07/07/2009
Minkia! che divento famosa, vuoi vedere?

Ecco. Non si puo’ lasciare la Strega neanche mezz’ora senza guinzaglio, che combina subito dei bordelli. Che qui non li raccontiamo tutti (la Strega e io, ovvio) (Tze’. Ormai ci ho, anzi, ci abbiamo il delirio di onnipotenza), senno’ sarei (anzi, saremmo) sempre a ‘scribb scribbbb scribb’ riempire bite. Ecco. Si distoglie lo sguardo dalla Strega (quindi, vorrei sottolineare, che si intende la mia augusta persona personale), e subito rompe qualcosa. O perde qualcosa. O entrambe le cose insieme, a volte.
Che negli annali familiari e’ rimasta la malefatta di un Capodanno, ancora vicino nel tempo e nello spazio. Che la Strega era tutta eccitata per la festa di Venezia, con il naso all’aria a guardar cadere cuoricini di carta, a rifrullare la lingua in bocca al suo Muccio, a vedere e sentire i fuochi d’artificio. E ha perso – la Strega, che sarei io - le chiavi dell’automobile. Voglio dire. A Capodanno. A Venezia. Distante mila mila chilometri da casa e dalla residenza momentanea delle feste, ben ubicata vicino Chioggia. Ecco.
Tre giorni tre di sacramenti e freddo polareartico, a prendere mezzi pubblici per controllare se la macchinina, piccolo igloo rosso ricoperto di glaciali stalagmiti, giaceva sempre nel parcheggio abbandonata. Mentre si attendeva l’arrivo della stramaledetta DHL, che recava con preziosissimo plico, le chiavi di scorta. Ecco.
La Strega e’ cosi’. C’e’ niente da fare.
Che se non combina disastri, fa figure di panfruttimaturi (per non dire dimmerda) (ci siamo capiti, no?). Che l’altra sera, fra un sms d’ammore con il suo Ammore e un sms con la suamamma, e un sms con la sua amichetta e un’ennesimo sms con l’Ammore, visto che stava inviando a tutta manetta, ha detto a se stessa (non preoccupatevi, sono sempre io): “perche’ no?”
E ha inviato un sms a Radio 101, che lei l’aveva ascoltata si e no due volte, che lei la radio non riesce mai a seguirla perche’ abita in campagna, e in campagna la frequenza ci scappa sempre. Che alla fine ascolta due minuti di trasmissione e quaranta di fruscii inquietanti. Che poi si prende paura che sente le voci dei morti, secondo lei, e allora spegne. Ecco. Invece Radio 101 per ora, miracolo! miracolo! regge. E quindi. L’altra sera parlavano dei modi di dire, dei tormentoni lessicali. E la Strega, che e’ una persona colta, molto forbita e anche molto spiritosa (abbattetela che lei, che sarei io, ci e’ presa anche la mania di protagonismo, e siamo giunti proprio alla fine!) ha scritto ai due conducenti (conduttori? Spicher? Chicazzoerano? Ecco, insomma) che erano poi gli Zeroassoluto, che lei dice sempre, e pure troppo “Ma anche no”.
E pensava gia’ che grasse risate si sarebbero fatti leggendo l’sms, che lei e’ davvero spiritosa e originale, la Strega. Che nessuno, prima di lei aveva mai detto quella frase, sicuro come l'oro. Ecco.
Invece, in capo a un paio di minuti, l’ha chiamata al telefono un tal Martino, simpaticissimi, che le ha chiesto se voleva parlare in diretta. E la Strega, prima si e’ pisciata dalla gioia, poi dopo che ha risposto ‘si’’ e’ passata direttamente al cagotto d’ordinanza della paurissima, per le cose serie. Ecco.
La Strega, in diretta ha poi continuato a chiamare tutti quanti ‘Martino’, perche’ ha il cervello d’un cavacecio, e non aveva neanche capito che ci aveva a che fare con due cantanti. Che pero’ si sono innamorati di lei, eh. Giuro. Tanto che quando hanno finito la trasmissione, si narra, si son presi a botte per avere il numero telefonico della Strega.
Non mi credete eh? Vabbe’.
Per chi ha il coraggio, e vuol sentire quella capra della Strega, puo’ farlo clccando qui. E andare al minuto 6:36, tanto il resto e’ poco interessante, giuro. Sentito che bel belare fa la Strega? Sembra o non sembra una capretta tibetana, o financo la sosia di SandraMilo?
Ecco. Spero che il linc non funzioni.
postato da: Morganalarossa | 11:35
| vita di strega | commenti (15)
30/06/2009
Gnik gnik gnik!!! e' l'urlo di guerra dell'estate...
Che poi io pensavo proprio di rilassarmi un pochino. Poco. E invece la cosa mi ha preso la mano, e con la cosa che mi ha preso la mano, mi sono un po’ eclissata. Va a capire perche’. Ma tanto non manco a nessuno, io. Che per i contenuti che ci sono qua sopra, si potrebbe anche chiudere i battenti. Infatti.
E comunque, ci sarebbero un mucchio di cose che potrei dire, scrivere. E invece no, che sono diventata stitica di cervello, e mi tengo tutto per me. L’unica cosa bellissima e di notevole, e’ che ho trovato nostrosignoreGesu’ dentro al caffe’.
Ora, non so se questa cosa mi rendera’ famosissima o mi fara’ chiudere il blog. Ma potrebbe anche essere che succedono tutte e due. E allora.
Ecco. Che io dimostro sempre quello che sostengo, ci ho la mentalità scientifica. E vorrei ben vedere.

la foto e' tratta dal sito de 'La republica', qui.

postato da: Morganalarossa | 12:44
| questo lho fatto io, fotostrega® | commenti (8)
22/05/2009
Fatevi ricoprire d’ammore, dai, dai!

Lo dico: qui, questo uicchen voglio solo pensare a me. Insomma, al mio culo.
No, forse quello no, che essendo lui bellissimo c’e’ gia’ chi ci pensa abbastanza. Insomma, l’unico desiderio e’ di stare molla molla a fare niente, guardare L’uomo che cucina per me, che mi sorride sempre disponibile e dice sempre e solo si’. Avete capito, voglio dormire per quarant’otto ore filate, e possibilmente sognare. Ecco.
Che poi in verita’ non ho solo voglia di amore maschileeumano, no, questo fine settimana ho anche tanta voglia di godermi l’amore gattino. Per dire.
Che io ho due barbagianni che fanno piu’ peli in casa che la parrucchiera in fase di tosatura. Ecco.
Pero’ sono sempre tanto carini. E quando e’ inverno dormono attaccati alla stufa, che non so come faccio a non sentire odore di pollo bruciato, che aleggia per casa. E ora, che c’e’ un caldo umido, soffocante, ecco. Mi vengono a sdraiarsi belli lunghi lunghi addosso. No, voglio dire.
Pero’ questa volta me lo sono ripromesso: ho solo voglia di essere spensierata, di sentirmi tanto figlia dei fiori. Che poi a me basta uscire e rotolarmi nell’erba, che cosi’ mi rende anche meglio la similitudine. Comunque..
Speriamo di passare il fine settimana con poche strisce, sui brandelli di pelle.
Infatti.
postato da: Morganalarossa | 13:47
| a come amore, i gatti sono pazzi | commenti (10)
13/05/2009
Grazie alla mamma che m'ha fatta...

Che poi stai via un po’ di tempo, e succedono delle cose.
Che poi, mi sono anche un po’ rotta di iniziare sempre con questo panfrutto di ‘che poi’. Eh belin!
Ma insomma. E’ che ci sono gli alti e bassi. Piu’ bassi. Che poi (maremma!), a una certa eta’ non e’ che ti riprendi velocemente. No, Perche’ alla fine se e’ daun l’umore, si abbassa anche la sogliola di salute. Che infatti si dice anche ‘ci hai gli occhi da pesce, stai mica bene’. Appunto.
Ed e li’ che succede. Tante piccole (ma mica tanto piccole) cose, che ti fanno domandare “ma cosa ho di tanto speciale, che persone cosi’ belle mi vogliono bene? Che ho fatto?”. Gridi al miracolo.
Gia’, perche’ esiste una cosa bella, che si chiamano Amici.
E non ha niente a che fare (maremma carpiata) con un programma tivvu’.
E li tratti anche male, tu, gli amici. Perche’ sei uno di quei caratteri di melma, che appena hanno un ciglio che tira si chiudono a riccio e non parlano piu’, e non vogliono avere nessuno intorno. Che no, voglio dire, a un’amico cosi’ scontroso – seppur genovese, che quindi che ha nel dna la ‘ricciaggine’ – non e’ che si riesca facile voler bene, eh. E invece.
Tu ti stringi bene bene, con tutti gli aghi ben protesi all’esterno, e gli Amici riescono comunque a far arrivare la loro presenza.
E tu? Non ti resta che sentire il calore di quella carezza. Accoglierla come un dono, quale e’. E ti senti sciogliere. E abbassi le spine.
Ti chiedi come sia possibile che esista al mondo chi ti sa abbracciare cosi’ forte, anche quando non c’e’. E hai l’onore di chiamarlo “AmoreMioMuccio”, questo abbraccio qui. Che ti prende, che ti chiede come stanno le palpitazioni e il cuore. E ti accompagna dal veterinario.
No! Che cazzarola avete capito? Era il gatto a stare male. Siete proprio balenghi, pero’, eh?! Lasciatevelo dire.
Perche’ sa che anche se non ci sono denari da spendere in cure per il gatto, il gatto sta male. E sa che il gatto e’ un pezzo di cuore. E non ci sta a vedervi stare male. E non ci sta a veder stare male il gatto. E domenica o non domenica, vi accompagna. E paga pure. E il gatto che in auto solitamente non miagola, ulula proprio, non ha fatto un sibilo con l’AmoreMuccio alla guida. Perche’ lui, l’AmoreMuccio e’ un uomo magico. E magico e’ il suo amore, magico e’ tutto quello che fa.
E poi ci rimani.
Ma proprio a bocca aperta, quando una delle amiche del cuore, ti porta un braccialetto. Con un sorriso. Ed e’ un bracciale pieno di peperoncini di vetro, insomma, di cornetti rossi. E porta fortuna davvero. E sai che non e’ superstizione. E’ che le persone che ti vogliono bene, portano fortuna sempre, e per davvero.
E poi, succede ancora che non sai piu’ come uscire da un problema, che sono due anni che si trascina. Ma l’altra tua amica del cuore e’ li’, pronta a risponderti al cellulare anche a sera tarda, e a mollare il lavoro per accompagnarti, consigliarti, condurti in mezzo a burocrazia, cancellerie e avvocati. E ti risolve tutto, come avesse la bacchetta magica, anche lei.
E anche sul lavoro, le chiacchiere, le parole. Sono quelle che a volte aprono un varco nei pensieri, indicano una strada. Una lucidita’ che non sempre hai, e che meno male che c’e’ Veleno in giro. Senno’ come faresti?
E poi succede che ti danno un’incarico un giorno.
E quell’incarico e’ il lavoro che sogni da sempre. E, miracolo dei miracoli, per quell’incarico c’e’ una tua amica che ti vuole cosi’ bene e che ha cosi’ stima di te, che ti paga piu’ di quanto tu hai richiesto.
E ti si annebbia il cuore. Perche’ non sai, non sai davvero da quando. E come hai fatto, a meritare tanto.
E poi ancora, ricevi un sms che ti fa piangere. Perche’ non te l’aspettavi. Perche’ la malattia prende sempre alla sprovvista. E accendi una candela. E’ una candela di Gerusalemme, e viene proprio da li’. Non l’hai mai accesa per te, perche’ e’ un dono troppo prezioso, arrivato in un momento importante, doloroso della tua vita. La accendi perche’ questa volta deve non solo illuminare il buio, ma aprire una strada, una speranza.
E sai che lo fara’. L’ha gia’ fatto. Non puo’ fallire questa volta, per Amici preziosi.
Adesso, io ho molto piu’ di quanto potessi chiedere. Ed e’ tutto grazie a Loro.
postato da: Morganalarossa | 13:26
| a come amore | commenti (15)
22/04/2009
Questa, sono io.

(foto tratta da web)
Si, potrei essere io questa qui. Questa Susan Boyle, fenomeno mediatico, che e' piu' vista su YouTube del giuramento di Obama.
Perche’ mi sento come lei, un po’ da sempre. Anche se non sono sicura della dignita’ dell’italiano nell’affermazione “un po’ da sempre”, che pero’ in questo caso mi rendeva l’idea, e quindi.
Anche a me e’ venuto un po’ da sorridere e un po’ da piangere nel vedere il video. E la rabbia, e il sorriso. Era lo stesso di tutti gli altri che l’hanno guardata. Tutti, tutti uguali. Come me.
Gli stessi che all’asilo prendevano a calci in culo e deridevano il bambino palesemente piu’ debole. Gli stessi che mi hanno spintonata. Gli stessi che ti hanno deriso.
E tu la guardi questa donna scozzese qui, e ti scappa da ridere perche’ sembra un uomo vestito come tua nonna. E quando, magari, ti scappa di pensare che sembra Stan Laurel truccato da casalinga, ti scappa da ridere ancora di piu’.
Ma poi succede che canta, questa donna qui.
E succede che ti vergogni.
E sai perche’? No, guarda, non e’ nemmeno per la voce che hanno tutti indicato come ‘angelica’, no. E’ ancora e sempre per una forma di vergogna, e di profonda immedesimazione. Perche’ prima ti capita di pensare ‘che merda son stato/a, a giudicarla per la sua faccia da cane con la collana di perle”, e subito dopo, come un salto con avitamento carpiato, isomma a un centesimo di secondo di distanza, sei gia’ li che pensi che “e’ brutta, ma diosanto come e’ brava” e ti senti ancora piu’ merda, a questo pensiero, ed e’ percio’ che scaturisce la commozione.
Ti penti e ti addolori.
Che lo sai, che le apparenze non dovrebbero farti trarre conclusioni, e ti chiedi perche’ mai, seppure per una frazione infinitesimale della tua vita, ti sei permesso di prendere in giro – seppur mentalmente - quella persona li’, che potresti essere tu .
E che ha una voce soave. Ma soprattutto perche’ , ti chiedi ancora, non dovrebbe avere almeno una bella voce, una persona cosi’?.
Neanche se le due cose non potessero stare insieme, o peggio ancora essere l’una la giusta compensazione dell’altra. Sono pensieri brutti, in un caso o nell’altro. Sei in un vicolo cieco, in ogni modo che la giri, hai pensato cose che ti hanno fatto sentire una merda, e non ci sono scusanti al mondo.
Perche’ la verita’, e’ che questa Susal Boyle siamo un po’ tutti noi. Ecco perche’ ci commuove. Ci autocommiseriamo, in verita’. Per i nostri momenti di miseria, per tutti i momenti in cui nella vita ci siamo sentiti vittime, Calmieri neri. Per ogni volta che ci hanno preso a schiaffoni e avremmo voluto, proprio come lei, la nostra rivincita. Su un palco, con la gente che ci approva e finalmente ci da ragione.
Lei, e’ noi. E’ ognuno di noi nel momento piu’ sfigato della sua vita. Nel momento di fragilita’, di errore, di inciampo. Nel momento in cui, ognuno vorrebbe una carezza, o anche un applauso.
Per pensare che c’e’ sempre, c’e’ sempre una via di uscita, una rivincita.
Evviva tutti i Susan Boyle del mondo. Evviva lei.
(E che qualcuno abbia pieta’ per la nostra ipocrisia.)
postato da: Morganalarossa | 15:31
| susan boyle | commenti (10)
08/04/2009
Vah quantibegli Auguri!!

Che poi e' meglio che facciate attenzione a quello che ingurgitate senno' addio dieta. Eh? cosa? Ah, quella sono io. E' vero.
Auguri uguale.
postato da: Morganalarossa | 14:07
| auguri auguri | commenti (6)
03/04/2009
Tuofratello come sta? Benegrazie….

Che il mio coso peloso e’ cresciuto tanto , sai?
(Siete dei maiali, non c’e’ niente da fare. Siete fatti cosi’, vi devo tenere, del resto siete in due che leggete! mica posso buttarvi via. E pazienza.) Ecco.
Che dicevo, che mio fratello cane e’ diventato grande grande. Ventierotti chili. Che sino a due giorni fa era piccolo che stava in una mano, e adesso santocielo e’ un’autoarticolato. E come degno segugio figlio di sua madre segugia e di suo padre anche, e’ una vera aspirapolvere vivente. Non guarda mai in altro, no, procede snasando sul terreno. E inciampa nelle sue stesse orecchie.
Ha un colore che sembra il parrucchino di Biscardi, e due zampe come due vanghe. Che da come buca il giardino, potrebbe anche esser stato prodotto dalla Caterpillar, credo.
E poi cresci che ti cresci, mio fratello color polentina e’ anche diventato molto affettuoso. Se non ti salta addosso pisciandosi dalla felicita’, non e’ piu’ lui. E dovreste vederlo con mio padre, che con le zampe anteriori gli blocca il braccio, e poi tenta si accoppiarglisi la mano o la gamba, balzando di culo, saltellando vergognosamente e con ritmo frenetico del bacino (il pezzo che contiene la coda e il belino, ignoranti!) e mio papa’ lo pesta come il sale.
Finalmente gli slerfoni, non toccano piu’ a me.
Sono felice di mio fratello, io.
postato da: Morganalarossa | 10:53
| vita di strega, quel cane di ruby | commenti (12)
27/03/2009
brunetta, impara! diosanto!!!

Me la ricordo bene la collega Serena. Mi ha ceduto, suo malgrado, il posto.
E le saro’ sempre grata perche’ io amo questo ambiente. Amo le persone che mi circondano. E quindi. Pero’ Serena, io la ricordo anche come un dolore. Uno spillo, qui dentro. La vedo, ed e’ fotografata nei miei pensieri, mentre mi parla del dispiacere che provava, per il trattamento che stava subendo e che riteneva ingiusto.
La stavano spostando da un ufficio all’altro, sebbene in alcuni consigli, i vertici avessero, tempo prima, deciso diversamente. Si stava anche rivolgendo ai sindacati. E la vedevo la sua amarezza, quel sentirsi abbandonata, quel suo sguardo che temeva di non essere compreso, sostenuto.
Non lo so io, se era brava sul lavoro o meno. E non mi permetto certo di giudicare ne’ di indagare.
So solo che in certi ambienti, se inizi a stare male, e stai a casa. E se fai malattia. E se ti lamenti dei mal di schiena che ti impediscono quasi di alzare la gamba, per salire sui gradini dell’autobus (io me lo ricordo, quando Serena me lo raccontava, eccome se ricordo il suo dolore e la sua frustrazione), non so perche’ ma sono tutti pronti a pensare che sei un impostore.
Ecco a cosa portano le dicerie, le maldicenze e un certo modo di pensare da “guerra fra poveri”. La collega sta sempre male? E’ una che ci fa. E’ una sempre in malattia, e’ una che simula. Il giudizio e’ li’, pronto senza appello e senza probabilita’ di assoluzione. E invece Serena stava male davvero. Serena non riusciva piu’ a camminare. Serena era ammalata, e stava a casa perche’ la malattia non era un suo disagio psicologico dovuto al malessere sul lavoro. No.
Serena se ne e’ andata in quattro e quattr’otto per un tumore al fegato. Non aveva nemmeno quarant’anni. E le maldicenze dei colleghi l’hanno salutata, quello e’ stato il suo congedo. Quello e’ stato il dolore nel dolore. Ci pensavo proprio oggi, leggendo qui.
Perche’ chissa’ quante serene ci sono intorno a noi. Noi, bestie senza cuore pronte a giudicare. Ce lo meritiamo il mondo in cui viviamo, come immersi nella palta morale, eccome se ce lo meritiamo.
postato da: Morganalarossa | 11:02
| recenzioni, berlusconi ti amasso | commenti (12)
24/03/2009
CHE a te ti va di lusso che io sono qui, e tu li’, guarda!

Ecco. Che gia’, lo sai, arrivare al lunedi’ sera, stanchi e scervellati e’ proprio tipico della Strega. Che gia’ si era alzata alle cinque, era stata scesa dal letto a forza, che non voleva districarsi dal suo Muccio (il lunedi’ e’ il peggior giorno della settimana per i pendolari dell’ammore). E quindi.
Niente, era di per se’ una giornata di merda, tutto qui. Che gia’ arrivare a casa con la faccia che sembri un kandinschi ma vali proprio poco economicamente parlando, non e’ carino. Ma se quando arrivi alla tua tanto attesa casetta, tua propria magione (quando fra trent’anni non sara’ piu’ della banca, va detto) e c’e’ tutto buio. E cavolo, non c’e’ verso di accendere una lampadina che sia una…
A quel punto la Strega non sembrava piu’ un kandinschi ma l’urlo di Munch. Per dire. Niente corrente. Che gia’ a quel punto stava pensando che l’avevano staccata con cattiveria, la corrente, cosi’ impara a pagare random le bollette. Che gia’ pensava a come piangere al telefono per due ore con il suo Muccio, per farsi consolare, compatire, coccolare non espressamente nell’ordine ma ripetutamente. Ecco. Che gia’, a quel punto (se vi stancate dei ‘che gia’' potete anche smettere di leggere, tanto e’ uguale) era tanto depressa che non ha voluto assolutamente disturbare nessuno, per un aiuto, un consiglio, un calcio nel culo. Niente. E quindi si e’ disperata con tutta la disperazione che aveva nel corpicino suo medesimo, e ha pensato che – al lume di candela, mentre i gatti non volevano uscire di casa per godersi lo spettacolo – poteva almeno accendere la stufa.
Perche’ no, voglio dire, quando si sta un paio di giorni lontani da casa, e’ logico trovare al proprio ritorno un freddo della Siberia. E infatti. Che la Strega ieri sera sembrava l’urlo di Munch ma sulle tonalita’ dell’azzurro ghiaccio. E anche i gatti non e’ che stessero bene, eh.
Solo che, vuoi la prostrazione, vuoi l’abbattimento morale, vuoi che la Strega non perde un’occasione per piangersi addosso, quando ha constatato virilmente che il blec aut non dipendeva dall’assenza di corrente bensi’ dal porco salvavita, non ha potuto fare altro che urlare tutta la sua propria rabbia al cielo, e andare a nanna senza cena. Al freddo. Con i gatti ad uso cuscino, la stufa a malapena accesa e che stava gia’ tirando lo zampino. Che il resto della legna era fuori, mica poteva cercarla tastoni e con i cinghiali grufolanti in un'orecchio, persino.
E un’unica, solida e ferma sicurezza, praticamente un mantra: “domani e’ un altro giorno. E se vado a prendere il treno, anziche’ salirci sopra, mi ci spatascio sotto. Tipo sottiletta kraft”.
Ecco.
Poi no, non l’ha fatto perche’ ha detto che ci usciva un post bellissimo, e allora doveva procrastinare il suicidio.
Eh lo so, che peccato.
postato da: Morganalarossa | 16:04
| vita di strega, qui è tutta campagna, il boiler suicida | commenti (14)
18/03/2009
Per non chiedere altro...

Che poi, esci di casa e vedi i prati. E sui prati ricomincia un po' di verde, dopo tanta neve. Sui prati ci sono un mucchio di daini. Ci sono le primule. In giardino persino le violette.
E pensi che con tutte quelle tenere erbette, incluso il piccolo e tenero tarassaco, finalmente puoi fare delle sontuose insalate.
Pero', no. Non e' cosi'.
Perche' le primule, le violette e il tarassaco, sono ricoperti di merda di daino.
E, per immediata compensazione, inizi a pensare a saguinolente bistecche ai ferri.
postato da: Morganalarossa | 11:06
| vita di strega, qui è tutta campagna | commenti (12)
12/03/2009
E aridajela!
sottotitolo: il lupo perde il pelo, il parrucchino di plastica no.
Se hai un account Flick e vuoi provare a ingrandirla, la becchi qui: click!!!!
(che poi, se non funziona il lincc, mi mangio un panfrutto salato, giuro, davvero)
postato da: Morganalarossa | 15:03
| vignette, questo lho fatto io, involontary porn, berlusconi ti amasso, satira pollitica | commenti (6)
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