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Life is a state of mind...
 


Votate la strega, votate la strega, votate la strega, votate la strega. Abbiamo trasmesso il primo tentativo di messaggio subliminale all'interno di un blog. Bello neh? e comunque VOTATE LA STREGA.VOTATE LA STREGA. NO!! non ho detto 'VUOTATE' la strega, certo che siete scemini forti,neh. Facciamo che se mi votate vi faccio un regalo. Cosi' va' meglio eh, furbacchioni... Un sistema rotante copiativo sistemizzato, e' tutto vostro se mi votate. Ecco. Non potete perdervi un'occasione cosi'. Giammai.
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Morganalarossa Di luci e di ombre... photoset Morganalarossa Di luci e di ombre... photoset
2000blogger

giovedì, maggio 08

Vivo in un posto ben strano, io.


FotoStrega

Che voi lo so, siete abituati alle macchine a ogni ora del giorno e della notte. E facilmente non sapete che cosa e’ il silenzio. Cosa e’ il buio. E il cielo punteggiato di spilli luminosi.

Invece, ho la fortuna di abitare in mezzo al nulla. Fra boschi e prati.

La mattina sento il rintocco ritmico dei daini, che combattono palco contro palco. Di corna, ovvio.

Se guido l’automobile faccio attenzione ai ricci, agli scoiattoli e alle lepri che attraversano veloci e saltellanti, la strada. Quando piove scanso le lumache, e d’estate sono attenta a non schiacciare i poveri ramarri, che se ne stanno impettiti, nella loro livrea verde brillante, a  bordo stada. Con il capino fiero e svettante. E aspettano che tu passi, per lanciarsi a razzo ad attraversare la strada. Vai a capire perche’.

Passo le serate a bagnare il mio orto, dopo essermi ridotta le mani in maniera pietosa, a furia di strappare erbacce. E annuso vorace l’odore della terra bagnata, dell’erba appena tagliata.

E guardo Lui, che accende il fuoco, quando si fa sera. E mi fa spegnere le luci, perche’ almeno possiamo goderci lo spettacolo delle stelle. E doniamo alla vallata il nostro fuoco, il fumo che scenda lento verso il fiume, a salutare la nuova stagione. Facendo scorrere nelle vene, ma di piu’ nel cuore, un vino cotto su quel fuoco, speziato e dolce.


E brindiamo a Noi. A tutto cio’ che ci circonda, che e’ un dono senza pari. E sorridiamo.


 


(Poi, devo dire, curo anche le mie rose e improvviso un’antiparassitario con lo spray a base di sapone di Marsiglia, ma questa e’ un'altra storia. La Strega e’ pur sempre la Strega neh.

Che importa se ha spianato tutte le sue rose?


Si puo’ sempre sostenere che e’ colpa del vin brule’!


Per dire.)

postato da: Morganalarossa | 10:00 | vita di strega | commenti (8)

giovedì, aprile 24

E' unostrano sport, pero'...



A volte mi permetto.


Anzi, adesso mi permetto. Prima no. Corteccia dura,  scorza d’albero. Tenevo tutto dentro, quasi sino a esplodere. In realta’, a implodere. Perche’ non e’ che sia saggio fingere una forza che non si ha. Non e’ saggio nemmeno sembrare diversi, recitare un ruolo. A meno che di quel ruolo si sia inconsapevoli.

Voglio dire, la vita ti butta a calci nel sedere in una situazione. Non e’ che puoi annegare tranquilla, senza darti neanche un po’ di pensiero. No. Ti crei un po’ di impalcature, ti piazzi un sorriso sferico, fai il solito baraccone tutti i giorni. E poi dici ‘questa sono io’. Prrrrrrrrrrr. Ci vorrebbe, ecco.

E quando cresci, no dico, dentro mica fuori. Cresci e ti dici che quel fantoccio li’ sei mica tu. Che tu hai voglia di fare altre mille cose. Di mordere e assaggiare la vita in tutte la maniere che ti sei vietata sino ad ora. Cibo, aria, sesso, occhi, mani, abbracci, colori. Tutto alla rinfusa e non per ordine di importanza. Ovvio.

Ti ubriachi di te. E scopri di piacerti, cosa che sino a quel momento, mai. E piu’ la persona che ti ama ti vede come sei, e ti ama. E piu’ scopri i tuoi difetti, e ti ami. E allora. Va bene. Va tutto bene.

E ti permetti di piangere.


Dio come ti piace piangere. Ti commuovi per tutto. E ti rifai di tutta la durezza e di tutte le lacrime che non hai mai versato, tu, brava soldatina di ferro (arrugginito).


Piangi e ti commuovi per un suo abbraccio, per l’odore dei suoi capelli, della sua pelle. Per la sua voce che sussurra al tuo orecchio. Per le cose che ti dice. Per quelle che ti scrive.

Denominatore comune: fai la fontana. E te ne freghi anche.

Guardi la luce trasversale del tramonto, che entra in casa tua, passa dall’abbaino e colora tavolo, sedie, carezza le orchidee. E ti commuovi.

Pensi al tuo cane, che e’ un anno che se ne e’ andato a correre in azzurre praterie, ripensi al suo pelo ispido, a quelle zampe grosse e ruvide che ti lasciava nel cavo della mano, con la fiducia piu’ grande del mondo. Alle orecchie tiepide che hai sfiorato mentre una puntura, l’ultima, faceva il suo corso. E piangi. E senti pungere il cuore.

Esci, guardi i bonsai che Lui ha fatto. Sono belli. Hanno cuore e anima, e sono curati con devozione. E sai che sono il suo specchio. E ti commuovi sino alle lacrime, perche’ trovi tutto cosi’ enormemente bello, profondo. Viscerale.


E guardi oltre.


L’orizzonte si sta tingendo di arancio, di azzurro slavato. Il contorno della collina di fronte sempre piu’ nero. E tutto quello che vedi, ti sembra un miracolo cosi’ perfetto, cosi’ impareggiabile.


E piangi.


Perche’ ora ami anche le tue debolezze, e ti dici che era tosto l’ora…

postato da: Morganalarossa | 12:23 | vita di strega | commenti (10)

mercoledì, aprile 23

La zuppa* l'e' pronta!




Troppe parole, lo immaginavo. Faccio sempre cosi’.

Poi me ne pento. La prossima volta rinasco coccodrillo, o struzzo, al limite.

C
omunque. Alcune sere, resto ad ascoltare il silenzio. Sembra strano, lo so. Ma non avrei mai deciso di abitare in mezzo ai boschi, da brava strega, per perdermi la musica della pioggia, che batte sulle tegole del mio tetto. O il vento che impreca forte, giu' nel profondo della vallata, facendo a gara con il rombo impazzito del fiume che vi scorre in basso. Il canto folle e triste di un unico uccellino, vai a capire che roba e’, che canta nella buia notte. A volte e’ solo la voce del cane del vicino, che reclama la presenza a casa, degli umani. E ripenso al forte abbaio della mia, che rimbombava in mezzo alle colline, quando fuggiva veloce a caccia di daini, correndo per ore e ore sorda ai miei richiami. Mi manca.

E ascolto me.

Il fruscio della maglia, mentre affetto cipolle, sistemo pentole (sdeng, sdeng!). Il legno del tagliere, che tonfa un po’ goffo sul tavolino traballante.

M
i ascolto vivere. Mi manchi.

Mi manchi come un’unghia conficcata nel cuore. Sino alle lacrime. E no, non sono le cipolle. Sono le distanze.

Pero’ ci provo. A giocare a fare la brava donnina indipendente. Mi uso come un burattino, a cui muovere meglio possibile i fragili fili. Mi muovo. Respiro.

E cucino. Perche’ e’ anche cucinando che ti parlo, ti spiego ogni cosa che faccio. Come per tutte le altre cose, e’ vero. Ma questo e' il nodo. E’ la somiglianza. La passione. E giusto ieri, ti dicevo che le cose le amo quando sono semplici. Proprio come fai tu.

Che a volte, basta avere tre ingredienti e mangiare da re. Anzi, da
principi fiorentini.
Perche’ la ricetta e’ una cosa che arriva dal rinascimento toscano, mica dalla Prova del Cuoco. E l’ho colta al volo leggendo il gruppo di discussione it hobby cucina.

L’autrice, Ruggine, che cura anche il mirabile sito Wibo, l’ha suggerita qualche giorno fa.

E mi e’ sembrato strano (anche no), ma non ha destato chiacchiere questa ricetta. Non ha portato a lunghe discussioni. La cipolla non tira, verrebbe da dire per citare malamente le patatine di Rocco Siffredi. Certo, la cipolla lede i rapporti interpersonali. La cipolla costa poco, non e’ un cibo cool.

Ma cosi’ pensando, nel rumore della pioggia battente, ho fatto spalluccia. E l'ho interpretata a modo mio, la ricetta. Tanto per non smentire mai la mia anarchia. No, non e' vero, e' che sono andata a memoria. Perche' il foglio con la ricetta, stampato per benino, era rimasto in ufficio. Ecco cosa. Evabbe'.

Ho iniziato
a tagliare un piccolo battuto di carote e sedano. No, non ho usato nessun tagliatutto, tritatutto, tagliamiledita di quelli da attaccare alla corrente. Ho usato un bel coltello affilato. E pezzi piccoli piccoli. Irregolari, profumati. Non scaldati dalle lame rotanti di qualche diavoleria. Li ho messi sul fuoco insieme a uno spicchio d’aglio schiacciato, coprendoli d’olio. Senza esagerare. Non c’e’ niente che mi piaccia in cucina, quanto l’odore di un soffritto. Lo so, e’ un limite mio.

E intanto, ho continuato a tagliare grossolanamente le cipolle. Niente fettine sottili e trasparenti. Tagliate in due per la lunghezza, e poi spicchi consistenti, succulenti e traslucidi.

Ho tolto l’aglio dal soffritto che era ormai sfrigolante e appena dorato. Via, una buona spruzzata di vino bianco. Gavi, La Solca. Era li’ in frigo. E quasi quasi lo assaggio anche, non si sa mai, di rimanere li’… Che ogni scusa e’ buona, anche se preferisco gli aperitivi in tua compagnia. Poi nel soffritto ho messo un chiodo di garofano, un pezzo di cannella (sai? quella preziosa, in rotolini, che trovavo da quel droghiere che aveva di tutto, ma proprio di tutto e da un po’ vedo chiuso, mannaggia), e poi una foglia di alloro. L’ho raccolta in tempo dal mio albero, prima che piovesse. E nella penola di coccio, a quel punto ho versato tutte le (tre) cipolle tagliate. Ho abbassato la fiamma, dato una lunga e soddisfatta annusata, rimestando con il cucchiaio di legno.

E’ questo che mi piace: ogni gesto al suo posto. Ogni elemento: la terra della pentola, il legno della posata. Niente e’ slacciato dalla civilta’ contadina a cui appartiene questa ricetta. Anche questa e’ filologia, e poi rido tra me e me, pensando al gas della bombola. Forse dovrei scendere e mettere la pentola sulla stufa, ma ho ormai appetito, non lo faro’.

L
a zuppa di cipolla che esce da questi gesti e’ strepitosa. Anche se deve cuocere a lungo, molto a lungo. Piu' a lungo e' meglio, giusto per capirci. Aggiungendo acqua di tanto in tanto. Quando e' pronta lo dice da sola:  con il suo profumo, e la consistenza. Molte cipolle sono disciolte e formano una crema, altre sono ancora unghiette bianche, morbide, traslucide. Finito. Si e' arrivati alla fermata.

Basta aggiungere un tozzo di pane che sia stato rosolato, magari con olio. O, come ho fatto io, che l’ho gratinato in una padella, senza nient’altro che il pane stesso. Aggiustare di sale, di pepe.

Ma come? Tutte queste chiacchiere per una banale zuppa di cipolla?

Mica e' banale sai? dai, avresti mai accostato la cannella alle cipolle, tu? Ah, io no! ma nel rinascimento speziavano di parecchio, per conservare. Per usare anche cibi che non erano esattamente freschissimi, che mica sprecavano niente, loro. E disinfettavano e coprivano sapori forti cosi': con chiodi di garofano, con il macis, con l'anice stellato. Per loro, non erano cose che finivano solo nei dolci.

E questa, quindi, e' una scoperta di sapori inediti, seppur con elementi cosi' semplici e umili come le cipolle. Comunque.

No. Non e' solo una zuppa.

La sua preziosita' sta nel fatto che domani, forse, la mangero’ con te.












*stiamo parlando della mia interpretazione kulinaria della carabaccia, che trovate qui.



 

postato da: Morganalarossa | 16:18 | ricette raccontate a bbabbo | commenti (2)

lunedì, aprile 21

Hoscrittoilpostpiangendo,vaiacapireperche'.



Il lunedi’ e’ sempre difficile.

Ci sono quei giorni che le parole ti scappano dai tasti, sai? E’ che mi sono ripromessa di non scrivere certe cose. Di non fare la vittima, di non parlare dei fatti miei. Di non ferire, di non aprire la mia larga bocca di rana. E’ che poi mi sgorga tutto come i fiumi. “In fondo, questo e’ solo un blog” mi dico. Come guardarsi allo specchio e borbottare a voce alta. Un po’ come faccio con te, da una stanza all’altra. Mentre io mi lavo i denti e parlo schiumando parole, con la pretesa che tu possa sentire, tutto intento in cucina a fare chissa’ che miracolo con i coltelli e le spezie.

A volte mi vergogno. Ma ho gia’ scritto. Tutto pieno di inchiosto, che si stinge. Che piange parole. Parole che non ho mai voluto mettere qui, come “separazione” “ex marito che mi ha avvisata con un sms alle due e mezza di notte, dicendo che non tornava piu’”. Oh, quanta pena vorrei fare. Strappare un ‘pat pat’ sulla spalla. Ma poi, invece no. Sarebbe rabbia.

Perche’ lo sai. Sono stata forse fidanzata a lungo, per dieci anni. Ma quella roba li’ matrimonio non la si poteva proprio chiamare. Perche’ (me lo dicevo, me lo dicevo anche allora e lo dicevo anche a lui, maledizione a me) io ero sposata da sola. Ogni decisione, ogni balzello della vita, ogni carriola da tirare me la trascinavo da me. E un rapporto dovrebbe essere a due, mica composto da una che e’ sola. E si sente sola. E deve decidere sempre tutto da sola.

Me ne sono raccontate tante, e a lungo. Perche’ e’ difficile ammettere una sconfitta. E’ difficile dire ‘ho sbagliato’, e cambiare pagina. Perche’ la pagina, per quanto sia sporca, la conosci. Sai dove sono le macchie e dove mettere i piedi, senza sporcarli. Ma dopo la pagina non sai cosa c’e’, e fa un po’ paura.


Perche’ a volte, voler essere felici fa piu’ tremare che sapere di essere depressi, e senza piu’ voglia di stare al mondo.

La gioia e’ difficile.

La felicita’, non dare retta a quello che dicono, non e’ fuggente, non e’ un momento. Sono tutte cazzate. La vera felicita’ e’ quella di aver mal di denti ed essere comunque felici di avere una bocca per mangiare. E’ vivere con pochi spiccioli, un mucchio di debiti, ma sapere che ci stai provando. E che comunque vada hai fatto qualcosa di grande.

Sapere che hai voltato pagina senza guardarti indietro. Respirare a pieni polmoni, sapendo di essere per la prima volta in possesso della tua vita. Capire che davvero sei al mondo, e non ti serve altro.

La felicita’ e’ guardarti. Guardare il miracolo che siamo noi. La cosa piu’ prevedibile e imprevedibile del mondo.


 


Ecco cosa c’e’. C’e’ che mi scappa da scrivere che forse perdero’ la casa, che forse mi saro’ venduta anche i gatti e le scarpe.

Ma che ho, incredibilmente, fra le mie mani il sogno piu’ grande. Quello che cullavo prima di andare a dormire.

Quello che da una lontana estate, mi tormentava, e mi faceva capire di essere sul sentiero sbagliato. Quello che mi faceva pensare che c’era dell’altro al mondo. Che si poteva davvero comprendere un altro essere umano solo guardandolo. Che si poteva parlare e scrivere, ed essere davvero capiti. Che si poteva sentire qualcuno vicino, senza averlo mai toccato. Senza averlo mai annusato, pur conoscendone consistenza, odore. Sostanza.


Che si puo’ stare cosi’ bene vicino a qualcuno, tanto da sentirsi una persona unica e singola. Che e’ una contraddizione in termini, lo so. Potrebbe sembrarlo. E invece no. E’ l’essenza di tutto cio’ che io desideravo. Essere cosi’ in simbiosi, sintonia, empatia – chiamala un po’ come vuoi – con qualcuno, quel qualcuno speciale, tanto da sentirsi bene come con se stessi.

Come succede solo con se stessi.

Perche’ finalmente, non e’ quasi “come essere la stessa cosa”, ma e’ essere la stessa cosa.

E non pensarlo, no. Non e’ una piccola e sottile differenza.

Perche’ era tutto quello che avevo desiderato sino ad ora.


Di modo che, adesso, altre parole non mi servono piu’.


postato da: Morganalarossa | 17:42 | | commenti (21)

martedì, aprile 15

ILdono







Ci sono i regali che li vai a comperare. Li scegli. E ci metti l’amore, e’ vero. E il denaro. Eppure non sempre un dono e’ soltanto quello contrassegnato da un costo importante. Quasi mai. Di importante c’e’ sempre e solo l’attenzione. Attenzione di chi sceglie, attenzione per chi riceve. Dedizione espressa in sguardi e poi gesti. In scelte.

E poi c’e’ il dono inatteso. Quello senza costi. Quello che e’ un po’ fantasia e un po’ sogno. Quello che non ti aspettavi, e lo vuoi vedere tu, come segno. Come simbolo. Ammesso che a te conceda un emozione, dica qualcosa.

C’e’ quello che, camminando in un prato bagnato da mille brillanti di gocce di pioggia, con i fili d’erba reclinati dal peso. Con il solo rumore dell’acqua, del corso del fiume, e di qualche sparuto uccellino che osa cantare nonostante il temporale. E fra una pietra, eccolo. Il tuo personalissimo dono.

Corno, ossa. Un palco di daino.

Appena perduto, appena liberato. Senza nessuna scalfittura, e con la sensazione ancora forte di appartenenza. All’animale, alla forza, alla sua liberta’. Sensazione di selvatico, di misterioso. Di magico.

E Tu. Che lo guardi, lo accarezzi. E immagini che sia – molto probabilmente, anzi sicuramente - proprio del daino bianco.

Perche’ e’ lecito sognare.

Ma soprattutto perche’ ogni simbolo lo decidiamo noi. Dipende da cosa ci suggerisce. Quale e’ la voce che ci parla, in quel momento.
Noi, avevamo il nostro daino bianco. Che ha detto a suo modo grazie. Per averlo ammirato, forse. Per aver sorriso al pensiero della sua vita libera, sicuramente.

E ha contraccambiato, lasciando un segno vicino a casa.

(E facendoti, proprio come me, i suoi magici Auguri.)

postato da: Morganalarossa | 10:47 | a come amore | commenti (6)

mercoledì, aprile 09

Difantasia&REALTA'


FotoStrega


Che io lo so che poi succede cosi’. Decidi di mettere onlain una foto.

No, questa volta non perche’ ti e’ parsa bella (avendola scattata tu hai da chiederti dove finisca il tuo occhio bonario e autocelebrativo e inizi la tua obiettivita’, ma comunque). Quell’immagine, semplicemente la metti perche’ ti e’ parsa un’impresa epica. Perche’ ci sei riuscita davvero.

Perche’ l’hai rincorso, cercando di non pesare troppo sui tacchi per non fare rumore. Cercando di far spegnere il motore dell’auto a tuo padre, che non ha esattamente un’apecar, ma ha una cavolo di suvv che sale anche sui muri e rombante quanto un boeing. E poi, proprio in punta di scarpa come gatto silvestro, ti apposti e cerchi di lasciare che all’essere gli scappi la paura. Che si fidi ancora. Magari preso da curiosita’ per la tua figura goffa e saltellante, si fermi ancora un attimo. L’attimo utile al tuo ‘click’.

E speri si volti, con gesto elegante, quasi noncurante. Ma cercando di capire se ha destato solo curiosita’ o cupidigia da bracconiere. Lui ormai sa riconoscere gli imbecilli armati di macchina fotografica, da quelli che imbracciano un fucile. I primi, sono quelli che scendono di corsa da una strana scatola di ferro con grandi ruote e tanto rumore. Imitano il passo della pantera, ma fra i rovi, bestemmiano in strane lingue per le ferite riportate, si dimenano sempre sacramentando per districarsi dalle spine e rintracciare la macchina fotografica che e’ finita nel fosso, proprio sotto ai loro piedi malsicuri e traballanti sul ciglio stradale, oltre il guard-rail. I bracconieri non fanno rumore.

E non gli danno il tempo di fermarsi una seconda volta.


Ma io ce l’ho fatta.

E proprio come Nuti, che in ‘Tutta colpa del Paradiso’ si imbatteva nel mitologico stambecco bianco, l’ho trovato. L’ho immortalato.

E’ il daino albino.


Quello che in una sera d’inverno, di questo inverno, ho incrociato tornando a casa e che mi ha fatto prendere uno spavento da urletto isterico. Perche’ nel buio del pomeriggio novembrino, gia' nero come la notte piu' profonda, Lui era in mezzo alla strada. Tranquillo. Immobile. Ma io in auto mica ero ferma, stavo guidando. Ed ero stanca, con la sola voglia di arrivare presto a casa.

E Lui li’. Regale e fermo su quelle quattro esili zampe iridescenti. Con i miei fari puntati contro. Con l’oscurita’ non si vedeva neanche il palco di corna, ma solo quel corpo bianco, il collo lungo. Gli occhi brillanti ed accesi di rosso. Per un attimo ho creduto fermamente negli extraterrestri.


E in seguito allo spavento, al racconto dell’avventura, l'animale albino ormai era una mia ossessione.


Avevo visto male o esisteva davvero? Camminava maestoso in mezzo ai boschi, nascosto dalla fitta trama degli alberi o della mia fantasia?

Eccolo.


Proprio come tutte le sfide della mia vita. Quando non lo aspettavo piu’. Quando non credevo nemmeno esistesse. Quando non pensavo di avverare questo sogno.

L’ho trovato.


E no, non sto parlando solo del daino bianco.


 

postato da: Morganalarossa | 15:06 | vita di strega | commenti (10)

mercoledì, aprile 02

Tutta colpa del Paradiso!



Che i passi con te diventano facili. Ogni pendio diventa superabile.

Che con te tutto e' cosi' immediato, senza costruzioni, senza impalcature.

Con te che risplendi nelle mie giornate, con voce calda, mani e cuore.

Tu che mi hai portato in Paradiso. Ed e' pure Grande, nonche' protetto.

Come l'area del nostro cuore, insomma. Ecco.

postato da: Morganalarossa | 10:20 | a come amore | commenti (4)

giovedì, marzo 27

E’ la vitachecambia


Fiiiiiiico! 


E poi qui passano e volano via, questi giorni.

Con le festivita’ che magari non te ne importa niente, ma sono giorni di festa e sono giorni insieme. Allora si’, diosanto, che ti importa.

Con noi che comperiamo sempre troppo, rispetto a quanto riusciamo poi a smaltire. La dispensa che si riempie di barattoli con maiale sott’olio, asino stufato congelato, cozze sott’aceto, brus sotto’olio e non, poi tome, tomini a stagionare, moscardini nel pattume. Voglio dire.

Che per noi la cosa piu’ bella e’ girare girare girare, che alla fine hai i piedi che decidono autonomamente di prendere direzioni diverse fra di loro, e anche parecchia stanchezza e appetito. Guai al mondo a fare spese alimentari con la fame nera addosso. Ecco, appunto.

Invece. Tutti i vicoli del centro storico perlustrati metro dopo metro, ogni negozio etnico (Carni turche. Barattoli con il ghee. L’Asian Market con le spezie, i vini e tutto il mondo ma proprio tutto dei prodotti dall’Oriente. Kebabbari e falafel morbidissime. Bancarella con il fumo venduto al grammo, con tanto di prezzo bene in evidenza. Giuro.) fotografato mentalmente e catalogato.

A volte essere degli appassionati di cucina e’ una gran faticata! Soprattutto se si lepega forte mentre si e’ in coda davanti una pescheria, che i vecchietti disapprovano e mugugnano, e poi ci si fa servire da Ben Stiller. Giuro, e’ uguale uguale, il nostro pesciaio. E sa anche scegliere bene gli sgombri. Pensa un po’.

Con noi, che nella stalla del paesello abbiamo acquistato anche il latte appena munto. Della mucca con piu’ caseina, dice la Jenny. E quindi.

Insomma, oltre rotolarci abbiamo avuto anche il tempo per il cibo, vorrei dire.

Un pochino, insomma.

E di mettere nel cassetto alcuni sogni, o forse di estrarli.


Perche’ se sei al tuo posto, e chi ti e’ vicino e’ proprio perfetto per te. Se siete due tesserine di un puzzle che aspettava di essere composto da tanto tempo, ecco. Scopri che i tuoi singoli sogni possono essere i vostri complementari sogni.

E non hai altro da chiedere…


 


http://floweranddreams.blogspot.com/

postato da: Morganalarossa | 12:21 | vita di strega | commenti (12)

giovedì, marzo 20

Friggetevi e' primavera!

Buon primo giorno di primavera!!! 

Eh lo so, non servirebbe, ma anche la Strega vuol dire la sua. Per farvi degni auguri pasquali, mette qui, sulle sue paginette nientemeno che la ricetta delle frittelle genovesi.

Quelle che si usano fare tradizionalmente per San Giuseppe. Eh lo so, siamo gia’ in ritardo ma la Strega e’ pur sempre la Strega, e del resto le frittelle sono buone anche da oggi in la’, mica vi faranno schifo, no?

Molti e poi molti suggerimenti (preziosi) vi sono gia’ giunti a tal propostito da blog ben piu’ autorevoli, ma tant’e’.

La stregaccia ci ha da darvi qualche suggerimento volpino, per cui.

Ecco la ricetta dei friscioeu (leggasi frìscoe, si vabbe’, piu’ o meno. Alla fine della parola dovete stringere la bocca a culo di gallina, e vi assicuro che uscira’ il suono giusto.). Ecco.

Gli ingredienti sono pochi e semplici, basta che abbiate della buona materia prima, ovvero ù zibibbu! Dai, almeno questo dovete capire cosa e’: trattasi dell’uva passa, sultanina. Scegliete dell’uvetta piccola e dolce, non quella dei sacchetti del supermercato, se riuscite. Sembra un consiglio banale ma non lo e’. Acquistarla sfusa in una drogheria, o in un mercato, e’ come acquistare un prodotto proveniente da un’universo parallelo. Quindi.

Fornitevi di:

500 gr di farina 00

200 gr di zucchero

gr 100 di uvetta

4 uova

1/4 di latte

25 gr di lievito di birra

un limone

un pizzico di sale

olio (per friggere)

 

Avete tutto? Ma che bravi siete!

Ora dovete adoprarvi a fare un bell’impasto cremoso e fluido. Setacciate la farina (e intanto mettete in ammollo l’uvetta, in poca acqua tiepida), stemperate il lievito con un poco del latte che avete a disposizione. Aggiungetelo alla farina. Da parte, montate le uova con lo zucchero. Questo e’ uno dei suggerimenti della strega: infatti non basta semplicemente unire zucchero e uova alla farina, no. Lavorando  zucchero e uova insieme, avrete infatti incorporato tanta bell’aria, ottenendo cosi' un composto spumoso e soffice, che dara’ leggerezza alle vostre frittelle. Ecco. Per dire.

Quando lo ‘zabaione’ destrutturato avra’ assunto un’aspetto chiaro, leggero e lo zucchero’ avra’ perso un po’ della sua granulosita’, sara’ il momento di aggiungere il composto alla farina (che, ricordate? contiene gia’ il lievito).

Ora mescolate bene. L’impasto non sara’ ancora molto morbido: manca il latte, e il pizzico di sale. Quest'ultimo, per carita’, non fatevi venire in mente di metterlo un secondo prima d’ora. No. Perche’ vi smonterebbe il lievito. Io vi ho avvertiti. Ecco. Per dire.

Ora potete introdurre le scorze di limone sgratt sgratt, ma e’ un ‘opzione. Le frittelle hanno un loro significato anche senza.

E adesso viene il bello.

L’impasto deve rimanere a riposare un po’ di ore. Almeno quattro. Di solito la Strega prepara la pastella la sera, per friggerle il giorno successivo. Vedete un po’ voi.

Ma non fate mai l’errore, no no, mai! Di aggiungere nella pastella anche l’uvetta. Per carita’ divina! Perche’ l’uvetta, tanto cara e simpatica, tende a ‘bagnare’ - rilasciando l'acqua dell'ammollo - la pastella finendo sul fondo. Cosi’ che avreste delle belle frittelle mollicce e con un’impasto poco omogeneo. Non vorrete mica fare una roba da principianti del genere no? Ecco.

L’uvetta unitela sempre alla fine, quando vi appresterete a friggerle. Anche perche’ si servono ben calde e cosparse di zucchero (molti dicono a velo, in casa della Strega per tradizione si usa il normalissimo semolato, ma comunque.)

E se volete fare una cosa da veri chef, asciugate l’uvetta e poi passatela velocemente in un po’ di farina. La Strega usa un colino, dove mette l’uvetta e un pugno di farina di riso (ma anche normale, non importa), poi scuote delicatamente (si, certo, con la delicatezza un camallo, come al solito suo) levando l’eccesso di farina, e dopodiche’, finalmente con gran soddisfazione inserisce l’uvetta nella pastella. Era l’ora, dite voi. Eh lo so, due ore per raccontare una ricetta del cacchio. Avete ragione. Potete anche andarvene pulendovi i piedi sulle pagine del blog, lo capisco... 

Ora friggetele. In strutto, come vorrebbe la tradizione o in olio di semi. Che importa, purtroppo sono buone in tutti i modi e una tira l’altra peggio delle ciliegie. Preparatevi a digiunare subito dopo, per compensazione!

E comunque.

Possiate Voi passare una serena festivita’, con tutta la dolcezza del mondo. Con cieli azzurri, carezze e germogli che si dischiudono su una nuova stagione. Su un nuovo inzio, o con un eterno rinnovo. La prima primavera della vostra vita…cosi’ come la mia.

A presto.

 

postato da: Morganalarossa | 10:37 | ricette raccontate a bbabbo | commenti (7)

mercoledì, marzo 12

Inanteprima (ma anche anteDOPO)



E' uscito il Vallescrivia on line. E no, niente. A pagina 4 come sempre c'e' una vignetta della Strega. Si si'.

In piu' da questo numero una persona per me molto speciale passa il testimone ad un altro Direttore. E no, niente. In bocca al lupo per tutto stellìn!

Che la vita ti sia meraviglia.

postato da: Morganalarossa | 09:38 | vignette | commenti (4)

giovedì, marzo 06

Dai che e' tardi...


FotoStrega

Che e' tardi per uscire, e respirare quest'aria leggera, tiepida.

Che sa di germogli. Che e' tardi per far finta di vivere. Che e' il momento di uscire, sciogliere i capelli. Lasciare che il pancino esca dai jeans, che le gambe respirino senza microfibra.

Che e' tempo di bicicletta e nasi all'aria. Che e' tardi per far finta di vivere.

Che sono lontani i tempi in cui si vegetava, e con questi profumi e colori della primavera in arrivo, si moriva e languiva sul divano.

Che e' ora di prendere un giorno di ferie a andare da Lui.

E non aver altro nella testa che amare.

Che altro non c'e'...

postato da: Morganalarossa | 14:51 | vita di strega | commenti (6)

lunedì, marzo 03

Coraggio, e' soltanto lunedi'.


FotoStrega. Grazie MiaAnima.

postato da: Morganalarossa | 11:07 | a come amore, fotostrega® | commenti (9)

giovedì, febbraio 28

Guida senza patata!

FotoStrega, regalo di Natale del mio Muccio. Ecco.

No, dai, io non ci posso credere. Che e’ una vita che mi sforzo di ricordare che un certo tipo di patatine, a me, che sono poi la Strega, fanno male anzi malissimo. E pero’ niente. Ci casco ogni volta. Quando ne vedo qualche versione che non ho ancora provata, una piu’ terribile ed improbabile dell’altra, attratta dall’omino baffuto (che non ho ben capito ma ha i mustacchi e i capelli uguali questo diavolo di omino qui, poverino) disegnato sul cilindro che le contiene, allungo la mano e zac! Le compero, non c’e’ niente da fare.

Anche se so che poi esagero:  mi tagliano tutta la povera boccuccia con il loro eccesso di sale, mi rendono riarsa e spesso istigano al mal di denti. Bisogna volersi proprio male, come me, nel persistere all’aquisto. Comunque.

L
a Strega ieri ha raccattato quelle al curry. No, voglio dire, al curry. E si e’ messa a sgranocchiarle  in auto appena finita la spesa. Guidando verso casa, sembrava un povero tappetino di briciole.

"Alla prossima macchina che mi sorpassa non ne mangio piu’. Mmmm…(sganascccc, sganasccc) (arsa, son arsa voglio un the) 

Al prossimo semaforo smetto. Mmmm(sgrunf, gnamm) (arsa, son arsa voglio un the) .

Al prossimo semaforo arancione, ma che non resta arancione per piu’ di due secondi e poi diventa rosso, chiudo la confezione, la tappo e la sigillo. MMMmmm(skrunccc, sgnammmm)".

Ecco.

Che dopo una decina di chilometri il tubo delle patatine al curry era quasi vuoto e la Strega ci aveva le visioni. Infatti, arrivata nei pressi del paese nei boschi (dove e come compete ad una Strega che si rispetti, vivere) iniziava a sentire le voci e a vedere gli animali strani. Vicino al grande prato che ospita normalmente un paio di bellissimi cavalli, la nostra (io, io, sempre io) ha notato uno strano muflone. Ma con tanti peli, eh. Che si e’ chiesta subito che razza di animale avessero aggiunto al binomio equino. E guardava, e strabuzzava gli occhi (MMMmmm skruncc, sganasccc, umpfff umpfff) (arsa, son arsa voglio un the), cercando di capire che razza di pelo rasta e biondo avesse quell’animale li’, mentre in auto si avvicinava – curva dopo curva – al soggetto del suo indagare.

E
no, ho vergogna di dirlo. Mi si blocca persino la tastiera.

Non era un’animale, era una balla di fieno. Un po’ scarmigliata a dir la verita’, ma inconfutabilmente fieno.

Minchiachefigura!!! Un’abbattimento morale che, guarda, ha subito messo in bocca due patatine contemporaneamente, per rifarsi dello scorno.

No, dai, non ridere. Che la Strega e io ci rimaniamo molto male e non riusciamo piu’ a raccontarti il seguito.

Infatti,  la Strega in quello stesso frangente si e’ resa conto che la mano infilata nel tubo delle patatine, non usciva piu’. E che stava brandendo per tutto l’abitacolo, senza risultati, il cilindro malefico. Senza ottenere la mano indietro. E non e’ finita ancora, perche’ la mano e’ rimasta incastrata proprio mentre stava affrontando due tornanti, e non proprio a bassa velocita’.

C
osi’ che, poverina la Strega, si e’ trovata a guidare con una mano sola, e l’altra ben infilata nel tubo delle patatine nonostante lo scrolla scrolla continuo, con salti di briciole e rumori inquietanti di ‘sbonk sbonk’ .

No, non usciva dal tubo. Ha dovuto guidare con l’unica zampetta libera, e infilare il tubo di patatine sotto l’ascella del braccino opposto (dell'unico braccino libero per la guida, non so se mi capisco. Per dire) e poter cosi' tirare via la mano, poverina. Guarda, e’ tutta rossa di imbarazzo (e di curry) ancora adesso. Non raccontate niente al suo Muccio, che ha troppa, troppissima vergogna di dirglielo.


E’ che ora si sente di darvi un caloroso consiglio. Ma lo fa con tutto il cuore eh. Dovete guidare senza la patatina
(arsa, son arsa voglio un the). Ecco.




 




  




 




 




*No, la foto non sembra averci nulla a che fare con il post. E pero’ non so se si e' capito ma volevo proprio un the.

postato da: Morganalarossa | 11:42 | vita di strega | commenti (12)

martedì, febbraio 26

Soffro di felicità, io. E tu?

  FotoStrega



Ecco. Hai presente la domenica sera? Che hai poltrito dolcemente il pomeriggio, complice anche un tempo triste e grigio. Tempo da the, da coccole, da abbracci e naso contro naso.

Mica ti viene voglia poi di cucinare, no. E allora apparecchi la tavola con tutti i formaggi piu’ fetenti che avete scovato a Porta Palazzo (si trova a Torino, capra che non sei altro!!). Quelli di pecora, quelli stagionatissimi (“mmmmmm! senti che buon odore di cadavere in decomposizione!”), quelli definiti ‘blu’’, pieni di venature penicilliniche. Sapori intensi, decisi, che sanno ridestare da qualsiasi torpore. Magari aggiungi anche un brus. Che poi la Strega e’ scema e l’ha anche provato con un tocchetto di cioccolata. No, voglio dire, e’ come mangiare l’anguilla in carpione con il gelato alla fragola. Comunque.

Avete immaginato lo scenario no? Ecco.

Ora fate un ulteriore sforzo e pensate alla Strega, che fa sempre i capricci. E incomincia, all’ora di cena, dicendo che c’e’ il Dottor Aus alla televisione. (Ma io non accendo mai la televisione). Che a lei ci piace tanto tanto quel telefilm e che vuole proprio vederlo con il suo Muccio (A me mi skifa la televisione, specie se sono in compagnia e mi fa piacere parlare). Che la Strega e’ tanto fans del Dottor Aus, e vuole vedere tutto, ma proprio tutto, lo vuole lo vuole lo vuole (Ma io...) Dai, dai, dai!!!! (Va bene, basta che la smetti).

Ecco, e’ andata piu’ o meno cosi’. E ben le sta’. Perche’ nella puntata di domenica sera, il Dottor Aus curava un suo paziente che si era infettato (vah che chiulo!) (vah quando si dice il destino!) (oh, ma come mi piacciono queste cacchio di parentesi, quasi quasi ne aggiungo un’altra. Ecco.) con un formaggio stagionato. Italiano. Ocazzo. Che a quello li’ ci ha fatto scoppiare il cuore, venire tanto malessere. Vomitare l’anima e spappolare tutte le interiora, oltre corrodere lo stomaco e le difese immunitarie. Insomma, e' quasi morto. Per dire.

Tutto cio', mentre lei e il suo Muccio, a tavola, si stavano sparando etti e etti di formaggio fetente. Alla Strega, ci e’ rimasto un pezzo di toma stagionata a mezz’asta. Appesa alla lingua. (Lui imperterrito faceva spalluccia, mangiando con calma e signorilita’).

Diagnosi in tempi da record per il Dottore piu’ storpio della tivvu’: brucellosi.

La Strega, da quel momento, si sente addosso tutti i sintomi della feroce malattia dei formaggi tanto cattivi, italiani. 
Pazienza. E lei che voleva anche dirvi come ha fatto a fare il brus in casa. Mica vi vuole sulla coscienza, pero’…

Foto Strega. La mano e' del Muccio. Il Muccio e' mio. Il formaggio e' finito, grazie.




 

postato da: Morganalarossa | 12:28 | vita di strega | commenti (4)

lunedì, febbraio 25

DiRicetta in Ricetta…






Che poi, io che non amavo nemmeno le normali bistecchine con il bordino piccolo e innocente di grasso e/o il nervetto centrale (e vedermi a tavola alle prese con una di esse, nell’intento di nettarle e renderle meno offensive, era come assistere a una puntata di C.S.I.), adesso che ho un’altra eta’ che i gusti cambiano e che non ci sono piu’ le mezze stagioni, sono diventata un po’ meno nasina gnegnegne chesKifocheskifo. Anzi.

Non avendo in nessuna cosa della vitamia vie di mezzo, sono diventata spericolata assaggiatrice di frattaglie. Che finche’ te le propinano in una certa maniera, le ricette le sputi e le schifi, ma se inizi a cucinarle, magari in compagnia. E prima ancora hai fatto un’accurata ricerca del pezzo migliore da immolare alla causa, sempre in compagnia. E poi cerchi ricette su ricette sfiziose, sempre in compagnia. Ecco. Allora il cibo diventa ben altro. Diventa amore allo stato sobollente, arte e gesti antichi da ripercorrere, alternando cucina e lenzuola.

Ebbe’.

E non c’e’ parte di animale e o vegetale che non sia appetibile. Lavorato con sagge mani e molto amore.

O quasi.

Che la Strega ha preso per casa sua e del suo Muccio, questo libro qui. E ha iniziato a leggerlo mentre veleggiava da lui in treno. Ecco. L’introduzione – magnifica – sull’origine dell’uso delle frattaglie in cucina, magari era meglio se la saltava. Perche’ ora e’ piu’ erudita, ma la consapevolezza che l’uso alimentare delle frattaglie animali, e’ stato contestuale all’uso delle stesse a livello di cannibalismo rituale, un po’ ci gira. Che insomma, questi si erano abituati a mangiarsi fra di loro perche’ diventavano piu’ coraggiosi e forti, e poi si sono "accontentati" anche di pecore, mucche e quant’altro avesse due o quattro zampe. Umano e non. No, voglio dire. Quasi quasi la Strega ci ripensa. E invece che perdersi fra ricette di animelle, trippe, cervelle, cuori fegati e rognoni, continua a mangiarsi una briosc. Vah che furba che e'...




Disclaimer: per questo post nessuna tajine e' stata maltrattata. Ma ho arbitrariamente usato una mia foto con una preparazione non mia. Merdaccia di una Strega!!! Che infatti, si vede subito, il piatto ha una bella faccia. Lo splendido chef ;-) ha usato una guancia bovina, che insomma, si puo' annoverare fra i tagli del "quinto quarto", cosi' come vengono indicate le frattaglie. Ecco perche' la foto e' qui. Chiaro no?... Ehhhh pero', vi devo spiegare sempre tutto, diosanto!!!






IL LIBRO DELLE FRATTAGLIE

Roberta Schira - Franco Cazzamali

Collana: Il lettore goloso Milano, 2007

postato da: Morganalarossa | 15:08 | recenzioni | commenti (6)

martedì, febbraio 19

Accomodatevi!!!


 FotoStrega


Che questa e’ la ricetta dello stocche accomodato. E quindi.

Non so, forse gli avi genovesi, pensavano che fosse il miglior modo per farlo morire, lo stocche. Comodo comodo, che non avesse da lamentarsi per esser stato ammazzato, ma che potesse ben morire, sciogliendosi in bocca. Mi sa di si’. Sisisi’. Dev’essere indubbiamente questa, la spiegazione.


Vi servono: dello stoccafisso, olive taggiasche, pinoli, patate, cipolla e condimento. 


Che l’altro giorno ho trovato nella mia pescheria preferita, in Via Pre’, dello stocche bello bello, gia’ ammollato. E niente. L’ho preso, no? Mi hanno chiesto se lo volevo dalla testa o dalla coda. Siccome che io sono un po’ tutta gnegnegne e il culo non lo volevo, ho scelto la testa. Per dire.

Quando l’ho aperto dal pacchetto, con il suo sentore forte si sale e di mare, mi sono quasi commossa.


Orbene. Se avete dello stoccafisso, e lo dovete ammollare (che non lo avete trovato gia' bello pronto come e' capitato amme'). Come? Lasciatelo in acqua. Battetelo un po’, come fosse un’amante che vi ha tatto tanto dolore al cuoricino. Ecco.


E poi mettete in una casseruola (pentola, padella, coccio di terracotta, fate un po’ il beliscimu che vi pare) una mezza cipolla. Fate soffriggere con abbondante olio. Non abbondante quanto ne ho usato io, che ci ho dato giu’ senza riguardi e ho sbagliato.


Evabbe’, lo dico, quando sbaglio lo dico. Faccio ammenda.


Sfumate con vino bianco.


Cipolla, giro d’olio, soffritto. Vino. Sale e pepe (manco a dirlo). Vino. Poi aggiungete olive taggiasche e pinoli. Vino. Con i pinoli abbondate pure, che noi qui siamo a Genova e ce li facciamo vedere, i pinoli nel cibo, ma voi siete ricchi e potete. Vino, vino (manno’, non nello stocche, giu’ dal vostro gargarozzo che e’ meglio). Ecco.


Nel frattempo avrete appena sbollentato il vostro bel pezzo di stocche. Giusto per ammorbidirlo un po’. Oh, ci son persone che lo lasciano intero e lo lanciano con veemenza nella padella contenente il soffritto, cosi’, senza pieta’. Io, dal mio canto, preferisco nettarlo delle spine piu’ che posso. Per cui mi armo di pazienza (e guanti in lattice) e non appena ha finito la sbollentata, mi appoggio al tagliere e pulisco. Lascio la pelle, che non ha nessun senso levargliela. Diosanto, mica punge quella!


Quando avrete ottenuto tanti bei pezzettini di stocche bel pulito, lo aggiungerete alla vostra padella. Insieme a due, tre patate pulite e ridotte a tocchetti. Vala’ che bravi.


Ormai, avendo gia’ dato una sbollentata al merluzzone, potrete far andare per una ventina di minuti, che ce ne sara’ d’avanzo e in abbondanza. Magari aggiungete un bicchiere d’acqua calda, e vino. E’ da dire??


Poi, sobboll sobboll sobboll…il tempo di far cuocere anche le patate, praticamente.


Mbe’? potete mangiare adesso. Ma che ve lo dico a fare?....che pazienza che ci vuole con voi.


postato da: Morganalarossa | 12:05 | ricette raccontate a bbabbo | commenti (19)

lunedì, febbraio 18

Seiundisastro!!!

FotoStrega

No non ditemelo, che tanto lo so gia’.

Che la Strega doveva fare il giocoliere. Si’, per finire sicuramente sul lastrico, ecco. Mia madre mi diceva sempre “sei come un’elefante in una cristalleria” e la cosa deve gia’ rendere l’idea, considerato che ero ancora una bambina quando mia appellava in siffatta maniera.

Comunque.

Si sperava fosse una cosa dovuta all’eta’. Irruenza. Leggerezza e fanciullezza.

E invece no, la Strega e’ proprio cosi’ di suo. Tutto le cade dalle mani, e quando non cade dalle mani, con  qualsiasi parte del corpicino gommoso (sisissisì Muccio: “senza ossicini” va bene, ho capito, "senza ossicini") riesce a colpire oggetti di ogni sorta. La madre, in eta’ adulta e’ passata a dirle – sostituendo l’innocente pachiderma – “meno male che gli uomini hanno l’uccello attaccato, senno’ faresti cadere anche quello”. Che rende l'idea.

Comunque.

In casa, siamo tutti con lo iumor feroce e salace. Per dire.

E infatti con il suo Muccio -  con i danni che ha fatto nella dilui casa, la nostra (che poi sarei io, dai, non fatemelo ripetere tutte le volte!) -  ha totalizzato un debito che potrebbe risollevare le sorti dell’Uganda, se solo dovesse rifonderglieli (Devo? Eh? Muccio, devo?). Con un lungo elenco di bicchieri, tazzine e piatti. Tutti preziosi, ovviamente, che le robette lei mica le uccide. Ha la mira per il prezioso.

Comunque.

Erano nella 'loro' trattoria, sabato. E abbraccia abbraccia di qua’, in attesa del cibo, e strapazza strapazza dilla’, che non sono piu’ adolescenti ma si comportano molto ma molto peggio (chi? I Mucci, ovviamente. Bestie che siete!) ed ecco che la Strega ci da’ di gomito.

In cosa? Ma nel suo bel bicchiere. Colmo d’acqua frizza appena versata.

Che vi ridete? Che la Strega sta strizzando tavolo, tovaglia e asciugando pavimenti ancora adesso…

In compenso Muccio ha detto che lui si diverte parecchio con le magre della Strega. Pero’, non so perche’, ha anche aggiunto che non la porta piu’ da nessuna parte. Non capisco mica perche’…

Comunque.



















P.S. (no, non dico a te Muccio) per la realizzazione di questo post nessun 'Comunque' e' stato maltrattato, ma il massivo utilizzo sara' compensato con la rapida liberazione. Nella fresca Savana. In Uganda.







P.P.S. il cambio del titolo e' coerente con la mia vita. In verita', malsopporto i blog incostanti e che cambiano le carte in tavola, ma mi abrogo il diritto di poterlo fare io, me stessa medesima. Perche' la mia vita cambia, e con lei anche 'il cappello'. Mi sembra giusto, no? Cio' significa, tra l'altro che daro' molto piu' spazio alle mie ricette. Tremate! tremate!


 

postato da: Morganalarossa | 11:58 | vita di strega | commenti (4)

venerdì, febbraio 15

Fatti i pesci tuoi!


FotoStrega


Che questo signore qui, in luminescenza d’aureola, non e’ solo uno dei miei Prof.. No.

E’ putacaso anzicheno’ un economista (anzi, leggete, che cosi’ e’ felice di vedersi linkato, e voi sarete felici – finalmente – di poter capire qualche cosa di come sta girando la politica nonche’ – manco a dirlo – l’economia in Italia. Che, voglio dire, mica e’ roba da poco.)

La cosa che ci (mi, vi, non lo so) interessa in tal luogo (che sarebbe poi il mio blog, ma vabbe’) (mammamia quante parentesi oggi, ma vabbe’) (mammamia qunte ripetizioni oggi, diosanto!!!).

E’ che il buon Soro e’ bravissimo in cucina, e la sua adorabile Signora ne trae gran soddisfazione. Ovviamente. Del resto, anche io che ho l’Uomo che e’ bravino e in cucina se la cavicchia abbastanza (LOL) sono ben felice, e sempre. Ecco. Cosa stavo dicendo? Boh. Diosololosa.

Ah, ecco. Dicevo che il prof. Mi ha appena illustrato una ricettina di stagione, semplice e gustosa, che intendo condividere con voi. Brava, la Strega neh?

Andate a dissanguarvi acquistando del pesce. E fin qui. Insomma, recatevi in una pescheria. Ecco. E cercate di reperire, al peso dell’oro, dei bianchetti (non siete liguri? Non avete i bianchetti locali, ma solo quelle cose color varechina che arrivano dalla Cina? Peggio per voi. Pazienza). Io li ho trovati, li ho trovati, gne gne gne.

E degli scampi. Io li ho trovati, li ho trovati, gne gne gne!

Il buon prof. suggerisce “scampetti e  bianchetti, tre etti e tre etti” e sorride. E io ve la porgo cosi’, con tanto di rima perche’ mi piace molto. Le quantita’, manco a dirlo, vanno bene se siete in due. Noi lo siamo quindi degli altri chissenefrega.


Ecco.


Ora che avete i vostri bei “scampetti e bianchetti, tre etti e tre etti”, potete accingervi a cucinarli degnamente. Ovvero, pochissimo.

Pentola di acqua lievemente salata, in ebollizione. E immergete i bianchetti. Ma pochi istanti eh! Che potrebbero esser gia’ mangiati crudi, figuriamoci se li slavazzate. Tirateli via! Appena la pentola riprende il bollore. Ecco, bravi!

Intanto avrete messo un giro generoso d’olio in una padella. E in esso avrete fatto sfrigolare un trito costituito da olive (taggiasche, disossate) e capperi (sotto sale e dissalati). Allo sfrigolare, avrete unito un po’ di aglio, tolto subito dopo lo sfrigolio. Ovvio no?

Intanto avrete – suggerisce il Soro – aperto gli scampetti, che fanno prima a cuocere. Ma mica rotti o tagliati, per carita’! soltanto aperto leggermente il guscio, in corrispondenza di uno dei lati della panza. Se non capite, io non so cosa farci, significa che non sapete nemmeno come sono fatti degli scampi, diosanto!!! Meno male che vi ho messo la fotografia.

Ecco. Ora che la pentola con il trito e’ al punto giusto, fate una bella sfumata di buon vino bianco. E’ arrivato il momento. Gia’. Di mettere in padella i bianchetti, e sopra essi gli scampi. A strati, praticamente. Poi incoperchiate. Pochi minuti e il vostro cucinare sara’ arrivato a termine.

Siete stati bravi! Cazzo, chi lo avrebbe mai detto?

postato da: Morganalarossa | 14:07 | ricette raccontate a bbabbo | commenti (10)

giovedì, febbraio 14

Oggi, e' tutti i giorni!

FotoNostra


E poi, no, voglio dire, io che amo la cucina, io che amo le ricette, io che amo Lui, insomma. Io. Che non sono egocentrica e non mi metto mai in primo piano, per dire.

Dicevo che Lui ha un blog!

Lui chi? Massi', dai. Il Mio Lui.

E che, non lo pubblicizzo? nah!

Non sia mai che faccio una roba mielosa e pietosa del genere. E poi proprio oggi.

Figuratevi un po'!








P.S. In bocca al lupo al tuo blog! ;-*

postato da: Morganalarossa | 15:06 | a come amore | commenti (5)

lunedì, febbraio 04

Pensieri in linea scorretta...


FotoStrega


E’ che esiste un frangente di cose macinate, di giornate che sono rotolate addosso.

Lasciando segni, piegando abiti.


Di fogli strappati e di parole che non sanno piu’.  Che hanno cambiato suono, valore. Peso. Esistono giorni che ci portiamo appiccicati dentro. Senza sapere perche’. Attimi che fanno piovere anche dentro.  Senza nessuna apparente ragione.






(Diosanto!!! come scrivo bene quando partorisco cose senza significato alcuno. Per dire.)

postato da: Morganalarossa | 11:29 | | commenti (1)